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Il Comitato Collaborazione Medica è una Organizzazione Non Governativa fondata nel 1968 a Torino da un gruppo di medici. Oggi, quarant'anni dopo la sua nascita, il CCM è composto da più di 300 persone che condividono l'impegno per l'affermazione del diritto alla salute. Obiettivo della sua azione è il miglioramento delle condizioni di salute delle popolazioni dei paesi a basso reddito.
 

Privatizzazione dell'acqua: Lettera di padre Alex Zanotelli.

19 novembre 2009
Acqua  privatizzata... "MALEDETTI VOI !"

Non posso usare altra espressione per coloro che hanno votato per la privatizzazione dell'acqua , che quella usata da Ges`u nel Vangelo di Luca, nei
confronti dei ricchi :" Maledetti voi ricchi....!"  Maledetti coloro che hanno votato per la mercificazione dell'acqua .

Noi continueremo a gridare che l'acqua `e vita, l'acqua `e sacra, l'acqua `e diritto fondamentale umano.

E' la pi`u clamorosa sconfitta della politica. E' la stravittoria dei potentati economico-finanziari, delle lobby internazionali. E' la vittoria della politica
delle privatizzazioni, degli affari, del business.


A farne le spese `e 'sorella acqua', oggi il bene pi`u prezioso dell'umanit`a, che andr`a sempre pi`u scarseggiando, sia per i cambiamenti climatici,
sia per l'aumento demografico. Quella della privatizzazione dell'acqua `e una scelta che sar`a pagata a caro prezzo dalle classi deboli di questo
paese( bollette del 30-40% in pi`u, come minimo),ma soprattutto dagli impoveriti del mondo. Se oggi 50 milioni all'anno muoiono per fame e malattie
connesse, domani 100 milioni moriranno di sete. "

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Riportiamo qui di seguito un articolo comparso il 27 gennaio 2010 su www.saluteinternazionale.info

Noi non segnaliamo. La vittoria degli anticorpi (della ragione e della democrazia)

di Salvatore Geraci e Maurizio Marceca

L’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano” (D. Lgs. 286/98, art. 35, comma 5).


Intorno a queste poche righe (e alla loro proposta di abrogazione) si è consumata, lo scorso anno, un’autentica battaglia sui diritti individuali, sul ruolo sociale degli operatori della salute e sul senso del nostro sistema sanitario, di cui, attraverso i post della nostra area, abbiamo dato periodica informazione e commento. Ora che l’eco dei giornali e delle televisioni si è spenta, qualcuno si chiederà: ma come è finita quella storia?

Ripercorriamola brevemente. Nell’ottobre 2008, all’interno della ‘discussione’ che accompagna il cosiddetto “pacchetto sicurezza, per iniziativa di alcuni parlamentari della Lega viene presentato un emendamento al ddl 773. Tale iniziativa parlamentare include la proposta di abrogare il divieto di segnalazione. La proposta viene approvata al Senato con una netta maggioranza nel febbraio 2009. Va da sé che le tesi che accompagnano tale iniziativa di revisione legislativa appaiono, a molta parte del mondo sanitario e scientifico e della società civile impegnata nel sociale, irrazionali e demagogiche, prive di evidenza scientifica e fondamento giuridico.

Si registra una immediata e netta presa di (op)posizione che vede schierati unitamente gli ordini professionali dei medici, degli assistenti sociali, degli psicologi, i collegi degli infermieri e delle ostetriche, alcune società scientifiche e facoltà universitarie, nonché tutte le forze sindacali, le organizzazioni non governative e le organizzazioni laiche e religiose (tra cui la Chiesa cattolica), diverse Regioni (di cui 10 con atti formali) e singole aziende sanitarie. Ma, politicamente parlando, appare dirompente la lettera con cui 101 parlamentari appartenenti alla stessa maggioranza che aveva approvato il testo (facenti idealmente riferimento al Presidente della Camera), ne chiedono il ritiro. Il 27 aprile 2009 l’articolo del disegno di legge viene stralciato. La vicenda purtroppo non si conclude, poiché l’approvazione finale della legge n. 94 del 15 luglio 2009 recante ‘Disposizioni in materia di sicurezza pubblica’ introduce nell’ordinamento italiano il reato di ingresso e soggiorno illegale, e pertanto obbliga, essendo reato perseguibile d’ufficio ai sensi di due articoli del codice penale, i pubblici ufficiali e gli incaricati di pubblico servizio alla denuncia. Ciò non dovrebbe valere per la sanità, stante la permanenza in vigore del divieto di segnalazione, ma questa situazione di “doppia norma” produce confusione e discrezionalità (a volte pretestuosa) tra gli operatori e diffuso timore da parte degli immigrati.

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