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Il Comitato Collaborazione Medica è una Organizzazione Non Governativa fondata nel 1968 a Torino da un gruppo di medici. Oggi, quarant'anni dopo la sua nascita, il CCM è composto da più di 300 persone che condividono l'impegno per l'affermazione del diritto alla salute. Obiettivo della sua azione è il miglioramento delle condizioni di salute delle popolazioni dei paesi a basso reddito. |
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20 giugno 2009, Giornata Mondiale del Rifugiato CIPSI e CCM: “Ci opponiamo alle politiche di criminalizzazione del Governo. Aderiamo alla Campagna 'IO NON RESPINGO'. Aumenta il circolo vizioso 'miseria – abuso - sfruttamento'. I migranti capri espiatori della crisi economica. È necessario rilanciare la cooperazione internazionale”. Roma, 19 giugno 2009 - In occasione della 9° Giornata Mondiale del Rifugiato, che si celebra sabato 20 giugno prossimo, il Cipsi – coordinamento di 44 Ong e associazioni di solidarietà internazionale - e il Ccm (Comitato Collaborazione Medica di Torino) intervengono con una dichiarazione congiunta: “Ci opponiamo fortemente alle politiche migratorie del governo e rifiutiamo la criminalizzazione del migrante relegando la grande questione dei movimenti di popolazione a motivi legati alla Sicurezza. Aderiamo alla campagna promossa da Fortresse Europe ‘IO NON RESPINGO’. Il decreto sicurezza approvato nei giorni scorsi alla Camera contiene numerose disposizioni che complicano l’integrazione del migrante ed è proprio questo restringimento all’accesso regolare ai paesi sviluppati che spinge molti a cercare vie alternative irregolari. Se da un lato il governo promuove i respingimenti, anticostituzionali, contrari alla Convenzione di Ginevra |
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Qui di seguito proponiamo l'articolo apparso su http://saluteinternazionale.wordpress.com/ il 17 giugno scorso
La ratifica dei diritti umani fa bene alla salute?di Gavino Maciocco
La ratifica da parte di uno Stato di un trattato internazionale sui diritti umani, ed in particolare sul diritto alla salute, non fa crescere la probabilità che gli abitanti di quello Stato godano di una migliore salute e abbiano un accesso più facile, possibilmente gratuito e senza discriminazioni, a servizi sanitari di qualità.
Lancet dedicò buona parte del numero 9655, uscito il 13 dicembre 2008, al sessantesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: un editoriale, molti commenti (tra cui quello di Amartya Sen, ampiamente citato nel documento di apertura del nostro blog Perché salute internazionale) e un monumentale paper in cui venivano proposti (e analizzati per 194 paesi) 72 indicatori che riflettono – secondo gli autori – il livello di realizzazione del diritto alla salute[1].
“Il diritto alla salute – si legge nell’editoriale del 13 dicembre 2008[2] – è molto più che una comoda frase che gli operatori sanitari, le organizzazioni non governative, i gruppi della società civile brandiscono nella vaga speranza che ciò possa cambiare il mondo. Il diritto alla salute è uno strumento legale – un cruciale e costruttivo strumento a disposizione del settore sanitario per fornire le migliori cure ai pazienti e per rendere responsabili i governi nazionali e la comunità internazionale.”
A distanza di 6 mesi Lancet torna sull’argomento con un articolo [3] che mette implicitamente in discussione la suddetta affermazione. Il titolo dell’articolo infatti è: “La ratifica dei trattati sui diritti umani ha qualche influenza sulla salute della popolazione?”.
L’articolo ripercorre brevemente (ma molto utilmente per i lettori) la storia dei trattati sui diritti umani, in particolare quelli che contengono precisi riferimenti alla tutela della salute. Il più rilevante di questi è l’International Covenant on Economic, Social and Cultural Rights[4] (Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali) del 1966. Il Patto esige che i governi garantiscano il diritto di accesso ai beni essenziali della vita umana, come il lavoro, il cibo, la salute, l’educazione, la casa. Il Patto si occupa di salute all’art. 12, che così recita. “Gli Stati che aderiscono al Patto riconoscono il diritto di ciascuno di poter godere dello standard più elevato possibile di salute fisica e mentale. I passi necessari per raggiungere la piena realizzazione di questo diritto includono quelli per ottenere:
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