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Riportiamo qui di seguito un articolo comparso il 27 gennaio 2010 su www.saluteinternazionale.info
Noi non segnaliamo. La vittoria degli anticorpi (della ragione e della
democrazia)
di Salvatore Geraci e Maurizio Marceca
L’accesso
alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme
sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità, salvo
i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il
cittadino italiano” (D. Lgs. 286/98, art. 35, comma 5).
Intorno a queste poche righe (e alla loro proposta
di abrogazione) si è consumata, lo scorso anno, un’autentica battaglia sui
diritti individuali, sul ruolo sociale degli operatori della salute e sul senso
del nostro sistema sanitario, di cui, attraverso i post della nostra area,
abbiamo dato periodica informazione e commento. Ora che l’eco dei giornali e
delle televisioni si è spenta, qualcuno si chiederà: ma come è finita quella
storia?
Ripercorriamola brevemente. Nell’ottobre 2008, all’interno della
‘discussione’ che accompagna il cosiddetto “pacchetto sicurezza,
per iniziativa di alcuni parlamentari della Lega viene presentato un
emendamento al ddl 773. Tale iniziativa parlamentare include la proposta
di abrogare il divieto di segnalazione. La proposta viene approvata al
Senato con una netta maggioranza nel febbraio 2009. Va da sé che le tesi che
accompagnano tale iniziativa di revisione legislativa appaiono, a molta parte
del mondo sanitario e scientifico e della società civile impegnata nel sociale,
irrazionali e demagogiche, prive di evidenza scientifica e fondamento
giuridico.
Si registra una immediata e netta presa di (op)posizione che vede
schierati unitamente gli ordini professionali dei medici, degli assistenti
sociali, degli psicologi, i collegi degli infermieri e delle ostetriche, alcune
società scientifiche e facoltà universitarie, nonché tutte le forze sindacali,
le organizzazioni non governative e le organizzazioni laiche e religiose (tra
cui la Chiesa cattolica), diverse Regioni (di cui 10 con atti formali) e
singole aziende sanitarie. Ma, politicamente parlando, appare
dirompente la lettera con cui 101 parlamentari appartenenti alla stessa
maggioranza che aveva approvato il testo (facenti idealmente
riferimento al Presidente della Camera), ne chiedono il ritiro. Il 27 aprile
2009 l’articolo del disegno di legge viene stralciato. La vicenda purtroppo non
si conclude, poiché l’approvazione finale della legge n. 94 del 15 luglio 2009
recante ‘Disposizioni in materia di sicurezza pubblica’ introduce
nell’ordinamento italiano il reato di ingresso e soggiorno illegale, e pertanto
obbliga, essendo reato perseguibile d’ufficio ai sensi di due articoli del
codice penale, i pubblici ufficiali e gli incaricati di pubblico servizio alla
denuncia. Ciò non dovrebbe valere per la sanità, stante la permanenza in vigore
del divieto di segnalazione, ma questa situazione di “doppia norma” produce
confusione e discrezionalità (a volte pretestuosa) tra gli operatori e diffuso
timore da parte degli immigrati. |