KENYA

Voci da North Horr

26 Settembre 2019

L’Università di Torino pone particolare attenzione ai percorsi di mobilità. Attraverso il Progetto UNI.COO, finalizzato a innalzare la qualità della ricerca e della didattica, l’università si propone di coinvolgere la componente studentesca in percorsi di mobilità in uscita nell’ambito di progetti di cooperazione allo sviluppo prevalentemente in Paesi dell’Africa, dell’America Latina e dell’Asia.

Proprio all’interno del Progetto UNI.COO si sviluppa l’esperienza di Giovenale Moirano, un medico e dottorando di epidemiologia, e Victor Buleo Tebar, uno studente di geografia, insieme al Comitato Collaborazione Medica. Raccontiamo loro esperienza sul campo in Kenya attraverso la loro voce.

 

Le voci di Giovenale e Victor

Siamo Victor, uno studente di geografia, e Giovenale, un medico e dottorando di epidemiologia. Da luglio a settembre abbiamo avuto l’opportunità di svolgere alcune attività di ricerca insieme al Comitato di Collaborazione Medica nel contesto di un progetto di cooperazione internazionale, presso una comunità pastorale nel Nord del Kenya.

Abbiamo trascorso la maggior parte di questi tre mesi nel piccolo centro abitato di North Horr, nel deserto del Chalbi. Durante il soggiorno Victor si è focalizzato sullo studio della distribuzione geografica della vegetazione e dei pascoli, da cui dipendono animali e abitanti dell’area, mentre Giovenale ha studiato quali conoscenze e attitudini relative alla brucellosi, una malattia zoonotica, sono presenti nella comunità. Le attività di ricerca che abbiamo affrontato si collocano all’interno dell’approccio “One Health”, il quale riconosce come punto cardine l’interconnessione della salute umana, animale e ambientale.

Entrambi torniamo arricchiti da questa esperienza per diversi motivi, sia professionali che personali. Vivere per un periodo relativamente lungo in un’area semi-desertica ci ha fatto comprendere come l’equilibrio che governa le interdipendenze tra gli abitanti dell’area, gli animali e l’ambiente circostante sia estremamente precario. Siamo convinti che solo un approccio integrato come la One Health possa determinare che questo equilibrio continui a durare nel tempo.

Condurre le nostre attività di ricerca sul campo ha fornito una nuova prospettiva al nostro modo di fare ricerca. La possibilità di conoscere in maniera diretta le condizioni in cui vivono le persone del luogo e di integrare il lavoro svolto con lo staff locale è stato fondamentale. Dal momento che lo staff del progetto è composto da operatori con diversa formazione, è stato possibile lavorare in un team in cui la multidisciplinarietà è la caratteristica principale.

 

Pensiamo, infine, che sia fondamentale per gli studenti avere la possibilità, come nel caso delle borse UNI.COO, di poter conoscere il settore della cooperazione allo sviluppo proprio attraverso la partecipazione attiva ai progetti degli ‘attori della cooperazione decentrata piemontese’, in un rapporto di reciproco scambio. Infatti le borse UNI.COO permettono di applicare e acquisire conoscenze in ambienti in cui esse possono essere sfruttate al meglio e di osservare in maniera tangibile l’utilità potenziale dei risultati ottenuti”.

 

Tu cosa puoi fare

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