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KENYA

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Le prime tracce umane sul suolo del Kenya appartengono a tribù nomadi provenienti dall’Etiopia. In seguito il Kenya venne popolato da un certo numero di gruppi tribali, che condividevano la stessa area pur avendo origini diverse: Kikuyu, Kamba, Luo, Masai. Fino al Diciannovesimo secolo, nessun popolo straniero si impossessò dell’ entroterra permettendo così alla popolazione di sfuggire agli schiavisti arabi che si concentravano più a Sud. Tuttavia, la costa fu per un lungo periodo oggetto di contesa tra le popolazioni arabe e i Portoghesi per ragioni commerciali, fino a quando la Germania e l’Inghilterra non ottennero forti concessioni.
Nel 1895 il Paese divenne un protettorato inglese.
Inizialmente, l’interesse degli inglesi nei confronti del Kenya era limitato alla necessità di costruire una rete ferroviaria tra Mombasa e Kampala, che permettesse di sfruttare efficientemente le ricche risorse dell’Uganda. All’inizio del nuovo secolo il colonialismo inglese diede il via allo sfruttamento delle terre, a scapito delle popolazioni che le avevano sempre abitate.
In seguito, altri coloni europei crearono nuove piantagioni (specialmente di caffè).
Nel 1915 la maggior parte delle terre fertili era così utilizzata dagli inglesi e la segregazione razziale escludeva effettivamente gli africani da ogni diritto di proprietà.
In questo periodo, nacque un movimento di opposizione al dominio coloniale: la KAU (Kenya African Union). Ben presto, vari gruppi si unirono: tra questi i Mau Mau (principalmente Kikuyu), si dedicarono completamente alla causa della liberazione dai coloni.
Ne seguì una ribellione, che ebbe fine nel 1956 con la sconfitta dei combattenti africani. Il governo coloniale inglese dichiarò a seguito degli scontri lo stato di emergenza e la sospensione delle restrizioni alla coltivazione della terra da parte degli africani.
Inoltre, grandi sforzi vennero fatti per incoraggiare la formazione di una classe borghese stabile. Il leader africano Kenyatta dopo anni di prigionia, nel 1961 venne liberato e ritornò a capo della rinata KAU, ovvero la Kenya African National Union (KANU).
Essendo considerato un eroe nazionale, l’anno seguente vinse le elezioni e nel 1963 il Kenya divenne uno stato indipendente, con sistema parlamentare.
Kenyatta sapeva benissimo che la lotta per il suo Paese era solo all’inizio: le speranze di milioni di persone erano difficilmente realizzabili in poco tempo e il raggiungimento dell’indipendenza non era che il primo passo.
Fin da subito venne richiesta la forte collaborazione della classe lavoratrice allo sforzo di risollevare le sorti della nazione.
I maggiori problemi alla creazione di un efficiente stato socialista africano erano rappresentati da povertà, malattie e analfabetismo. Vennero elaborati piani quinquennali di sviluppo da cui il Paese trasse grandi benefici. Alla morte di Kenyatta (1978), Daniel Arap Moi, un membro della tribù Tugen, prese il potere.
Durante questi anni, la repressione e il conseguente dissenso aumentarono sensibilmente.
Il Fondo monetario Internazionale e la Banca Mondiale iniziarono ad opporsi al suo governo e gli aiuti internazionali vennero sospesi. Tuttavia, la mancanza di compattezza nell’opposizione politica, permise a Moi di rimanere ancora al potere.
Nel 2002 Moi si è ritirato dietro un cospicuo indennizzo. Le seguenti elezioni (Dicembre 2002) sono state vinte dalla nuova NARC ( National Rainbow Coalition), con a capo Mwai Mbaki che ha proposto una piattaforma il cui obiettivo principale è una severa lotta alla corruzione. Una ventata di ottimismo ha pervaso il Paese.
Effettivamente, il nuovo governo, adeguatamente rappresentativo delle varie etnie presenti sul territorio, è riuscito alla fine del 2003 a riguadagnare la fiducia del FMI ( Fondo Monetario Internazionale), che ne ha dato una valutazione positiva, soprattutto per quanto riguarda la lotta alla corruzione ed il buon governo.
Il programma prevede l’erogazione di 252 milioni di dollari in tre anni, di cui il 90% destinato al governo e il restante 10% alle ONG e al settore privato.
Gli obiettivi principali degli aiuti saranno la lotta alla povertà, la riforma del sistema finanziario e la riduzione del debito pubblico.
In seguito all’annuncio del FMI, diversi Paesi europei nonché il Giappone egli stati Uniti, hanno valutato la possibilità di fornire nuovi aiuti. Una nuova Costituzione verrà probabilmente adottata in marzo.

 
 

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