Dal
punto di vista sanitario la situazione risulta fortemente compromessa
a causa di precarie condizione igieniche, di difficoltà
ad accedere alle strutture del servizio sanitario nazionale, sia
per l'elevato costo del servizio, totalmente a carico del malato,
che per la difficoltà ad acquistare efficaci medicinali.
Ancora numerosi risultano i casi di bambini che muoiono di malaria,
soprattutto nelle zone rurali.
Il
pattern di morbilità degli ultimi 10 anni evidenzia infatti
la malaria come patologia principale, seguita da infezioni respiratorie
acute, patologie cutanee, diarrea e parassitosi intestinali. Le
principali cause di mortalità sono rappresentate dalle
complicazioni peri-natali e dovute alla gravidanza, AIDS, tubercolosi,
malatie cardiovascolari, malaria e traumi. Diarrea, polmonite,
malaria, morbillo e malnutrizione sono invece responsabili di
più del 70% delle morti in bambini sotto i cinque anni.
A
queste sindromi storiche si affianca ora l'HIV/AIDS che sta diventando
un vero flagello. Dal 1996, che segnava una percentuale di prevalenza
dell'11.9%, si e' passati al 15,01% nel 2001. Le zone urbane continuano
ad avere la piu' alta percentuale di casi (17,5%) paragonata con
quella rurale del 13%. Sono 220.000 i bambini che hanno contratto
l'infezione o sviluppato la malattia, mentre per le donne si stima
che il contagio riguardi 1.400.000 persone. E' la più grande
catastrofe della storia che abbia colpito il Kenya e la trasmissione
da madre a figlio della malattia e' sicuramente la più
tragica conseguenza della epidemia.
L'epidemia
dell'AIDS ha prodotto gravi e profondi effetti anche sulla struttura
economica della società keniota, diminuendo il numero degli
adulti capaci di produrre e aumentando il numero di coloro che
non possono essere economicamente auto-sufficienti.
Oltre
alle conseguenze dell'epidemia sul piano economico, molto grave
e' l'impatto a livello sociale: il fenomeno in crescita degli
orfani di genitori morti a causa dell'AIDS e la situazione dei
bambini sieropositivi compromettono gravemente il tessuto sociale
dell'intero paese. La famiglia, concepita come il nucleo principale
della società, il luogo principale dell'educazione dei
bambini, sta progressivamente e rapidamente scomparendo. Di conseguenza
e' in crescita il numero di bambini abbandonati, orfani, costretti
alla strada.
Il
Governo del Kenya (GoK) rimane la principale fonte di finanziamento
del settore sanitario. La spesa sanitaria rappresenta però
solo l'8,1% del totale delle spese del governo. La spesa pubblica
pro-capite è diminuita dai 9,5 $ nel 1980/81 ai 6 $ nel
2001 – in Italia la spesa pro capite è pari a 1.103
$. Considerando lo sviluppo economico attuale tale spesa è
destinata a scendere ulteriormente.
Il
recente sviluppo del National Health Sector Strategic Plan, il
piano operativo che copre il periodo 1999-2004, rappresenta un
ulteriore sforzo del Ministero della Sanità per tradurre
gli obiettivi di politica sanitaria in un programma operativo.
Il documento ha identificato i seguenti “pacchetti sanitari”,
clinici e di sanità pubblica come interventi ad alta priorità:
-
Prevenzione e trattamento della malaria - Uno dei problemi più
seri nel controllo della malaria è la diffusione e l'intensificazione
della resistenza farmacologia dei parassiti malarici. Il costo
elevato dei nuovi farmaci antimalarici verso i quali non si è
ancora sviluppata una resistenza crea sempre più difficoltà
per lo sviluppo di politiche sanitarie contro la malaria e un'adeguata
gestione della malattia. La prevenzione consiste soprattutto nell'uso
di zanzariere impregante di insetticida da utilizzare specie per
donne gravide e bambini con età inferiore a 5 anni.
-
Salute riproduttiva - Le complicazioni della gravidanza e del
parto sono le principali cause di morte delle donne in età
riproduttiva. La mortalità materna in Kenya varia tra 97
e 143 casi per 1.000, come negli altri paesi dell'Africa sub Sahariana.
-
Prevenzione e trattamento di HIV/AIDS – La prevalenza di
pazienti con AIDS è tra il 5 e 15% e la mortalità
è stata, per il 2002, di oltre 1.500.000 persone. La mortalità
dei bambini con età inferiore a 5 anni è di 105/1000
nati vivi per bimbi sieropositivi e di 50/1000 per bimbi sieronegativi.
In Kenya come in molti altri paesi dell'Africa sub Sahariana,
in cui l'AIDS e particolarmente diffusa si sta intervenendo a
livello multisettoriale (educazione e formazione igienico-sanitaria,
aspetto sanitario sia diagnostico che terapeutico, supporto ai
bambini ed alle donne gravide sieropositivi, diritti umani, supporti
economici e psicologici)
-
Controllo della tubercolosi – Si stima che in Kenya il numero
di persone affetto da tubercolosi sia passata da 11.788 nel 1990
a 73.017 nel 2001. Questa crescita è collegata all'esplosione
dell'epidemia di HIV/AIDS. In numerosi paesi dell'Africa sub-Sahariana
infatti, fino al 70% dei pazienti con tubercolosi sono positivi
per l'HIV. Da quando l'epidemia di HIV è esplosa, in alcuni
di questi paesi è stato registrato un aumento di 4 volte
del numero dei casi di tubercolosi.
-
Approccio integrato alle malattie pediatriche – viene utilizzato
lo schema diagnostico terapeutico proposto dall'WHO noto come
IMCI.
-
Programma di vaccinazione – campagne di vaccinazione contro
difterite, tetano, pertosse, poliomielite,morbillo, BCG viene
fatta ai bambini entro il primo anno di età. Le donne gravide
sono vaccinate contro il tetano.
-
Controllo e prevenzione delle principali malattie infettive legate
all'ambiente – sono in atto programmi per la sanificazione
dell'acqua per uso alimentare, con realizzazione diversa a seconda
delle zone.
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