SUD SUDAN

Una storia per comprendere gli elementi dell’emergenza

In Sud Sudan è emergenza fame dichiarata ormai da mesi. Numeri, dati e percentuali aiutano a inquadrare la portata della tragedia, ma lasciano sullo sfondo le persone, i singoli individui la cui storia – sempre uguale e sempre diversa – scava a fondo nei meccanismi sociali oltre che economici e politici che determinano questa situazione umanitaria.


Da Simon Juach, Rappresentante Paese CCM in Sud Sudan, Stabilization Centre dell’Ospedale Civile di Tonj

Apeet Thiech è una bimba di 29 mesi del villaggio di Timthok, nello Stato di Tonj. Il 30 marzo scorso è arrivata all’Ospedale civile di Tonj in uno  stato di grave malnutrizione. Ad accompagnarla, solo il fratello Zakaria, di tredici anni. Il personale della struttura riferisce che quando Apeet è stata accolta era praticamente nella condizione di uno scheletro che cammina.

Dov’è tua madre, Zakaria?” – chiedono gli infermieri.
“È scomparsa due anni fa – risponde – e subito dopo mio padre è morto. Io adesso, a tredici anni, sono il fratello maggiore, la madre e il padre di Apeet, la sua vita è sotto la mia responsabilità”.

È iniziato così il percorso di Apeet e Zakaria, nel bel mezzo della crisi in cui verte il Sud Sudan e in balìa di un destino governato da dinamiche molto più grandi, troppo più grandi rispetto alla forza del singolo. Che però, nonostante tutto, non perde la speranza:

“Dì, Zakaria, che cosa ti aspetti di trovare qui?”
“Due cose: cibo a sufficienza per Apeet quando tornerà a casa e un aiuto nell’acquisto dell’uniforme scolastica. Io devo fare l’università e diventare, un giorno, un impiegato.”

Quando le cose funzionano

La foto subito sotto ritrae Apeet al momento del suo arrivo all’ospedale; quella successiva presenta invece la stessa bambina dopo il periodo di trattamento. Di regola ci fermiamo di fronte a queste immagini, evitando di mostrarle al nostro pubblico. Questa volta però riteniamo importante sottolineare ciò che è possibile fare con le giuste risorse e competenze.



Apeet è uscita brillantemente dallo stato di marasma in cui versava al momento del suo arrivo. Il lavoro dello staff del CCM presso il Centro di Stabilizzazione le ha assicurato una pronta e tempestiva integrazione di tutti i nutrienti necessari. Apeet, per il momento, sta molto meglio.

Ma non è tutto: fra il team di infermieri ci sono state due persone particolarmente toccate dalla storia personale di Apeet e Zakaria che hanno provvisto al pagamento delle spese per l’uniforme e delle tasse d’iscrizione scolastica del giovane.

Quando le cose non funzionano: i gap da colmare

Lo staff del CCM opera a Tonj supportando i servizi di salute. La storia di Apeet e Zakaria ci parla, tuttavia, di un problema che sta altrove rispetto ai centri ospedalieri sparsi sul territorio. Le carenze del sistema di informazione e collegamento in grado di riferire i casi più gravi dei villaggi ai centri di salute dello Stato, fanno sì che molte persone non accedano in nessun modo, o che lo facciano quando è ormai troppo tardi, alle cure necessarie. Le istituzioni preposte e i vari partner dovrebbero considerare di incrementare il volume dei servizi sociali addetti al trattamento di casi come questo.

Il secondo problema che emerge da questa storia, e che vive “sottotraccia” come il primo, è la mancanza di un supporto psicologico di cui un ragazzo come Zakaria può aver bisogno nel sostenere la sua piccola sorellina senza correre il rischio di abbandonarla. Ci sono – ad esempio – strutture adeguate preposte all’accoglienza degli orfani in grado di costituire un punto di riferimento una volta usciti dagli ospedali?

La preoccupazione maggiore dello staff del CCM è che se Apeet non sarà accolta e custodita da una famiglia, tornerà probabilmente all’ospedale in preda ad un altro marasma. Questo caso chiama tutti ad agire insieme per provvedere al supporto di questa fascia vulnerabile della comunità.