Un mese intenso: più di 40 ostetriche formate per combattere la mortalità neonatale!

Il dott. Bordigoni racconta la sua ultima missione in Burundi

Ogni missione è qualcosa di nuovo e speciale. Ritornare fra le mamme, i bambini e i colleghi sanitari significa vedere progressi, valutare imprevisti, mettere in pratica nuove attività. Questa mia ultima missione è durata un po’ più di un mese, da metà febbraio a metà marzo, periodo durante il quale mi ha raggiunto da Novara anche la neonatologa Maria Rita Gallina, che è ancora lì in questo momento. Insieme abbiamo fatto tanto!

Il progetto Kiramama! coinvolge tre centri sanitari e l’ospedale di Cibitoke. Nei tre centri nascono in media 6000 neonati l’anno e c’è molto da fare per loro. Purtroppo i bambini che muoiono nella prima settimana di vita, in particolare nei primi due giorni, sono circa tre milioni e mezzo in Africa.

Di fronte a questi numeri il nostro impegno non può che andare avanti, senza fermarsi di fronte a nessuna difficoltà. Durante questa ultima missione, abbiamo innanzitutto rivisto le cure essenziali al neonato sano, quelle che si svolgono in sala parto nei primissimi momenti dopo la nascita. Asciugare subito il bimbo e metterlo sulla pancia della mamma per almeno un’ora così che goda del calore materno e inizi a colonizzarsi con i primi germi della propria mamma, ritardare di qualche minuto il taglio del cordone ombelicale, assicurare il primo allattamento entro un’ora dalla nascita, sono i tre punti importantissimi sui quali abbiamo insistito in quanto possono fare la differenza!

Cambia tutto quando di fronte si presenta un caso di neonato con complicanze che possono essere mortali: asfissia, infezioni, basso peso o nascita pretermine. In questi casi è necessario che il personale sia in grado di riconoscere tempestivamente i segnali e di assicurare una risposta adeguata immediata. Abbiamo dato quindi particolare rilevanza alla formazione del personale della sala parto, 27 ostetriche dei centri di salute e 15 dell’ospedale, sulle tecniche di rianimazione neonatale utilizzando un manichino per le prove pratiche, sulle terapie in risposta all’infezione precoce del neonato, sulla tecnica mamma-canguro  per i bambini sotto peso e pretermine.

Un altro aspetto da non sottovalutare riguarda la precoce dimissione della mamma e del suo bimbo: il giorno stesso della nascita tornano al loro villaggio. Lasciarli soli, senza nessuna forma di assistenza potrebbe significare la morte del bambino. Per questo il Progetto Kiramama! ha previsto la formazione di 90 persone che si spostano, quotidianamente di collina in collina,  visitano i bimbi con attenzione per riconoscere precocemente eventuali infezioni e insegnano alle mamme le basi dell’igiene, dell’allattamento al seno e della cura del piccolo.

Rientrando quindi mi sento soddisfatto: ho lasciato un personale che potrà far fronte nel miglior modo possibile a casi che spesso, purtroppo, prima non venivano adeguatamente trattati e che avevano come conseguenza quasi sicura la morte del piccolo, che conosce le cure essenziali da seguire al momento della nascita e che seguirà mamme e bambini nei primi giorni di vita insieme. Tutti aspetti importantissimi per combattere la mortalità neonatale…

Intanto dall’Italia continuo a seguire il loro lavoro e a coinvolgere conoscenti e amici in questo impegno, fino alla prossima missione!