Primo taglio cesareo all'Ospedale di Tonj Sud

Un grande risultato, frutto dell’impegno, della passione e del lavoro di squadra dello staff CCM.

Dall'ultima missione in Sud Sudan di Micol Fascendini - Health advisor di CCM.

Ospedale_Tonj.jpgQuando parti per una missione le giornate sono sempre intense e il tempo sembra scorrere più veloce del normale.
A volte però la frenesia delle attività programmate e da completare si interrompe per lasciare spazio all’imprevisto e all’inaspettato.
Così è successo a Tonj in Sud Sudan in una notte davvero unica e speciale che ha visto la nostra equipe chirurgica portare a termine il primo taglio cesareo nella storia dell'Ospedale!

Quello di Tonj è un ospedale governativo che il CCM - Comitato Collaborazione Medica ha preso in carico con l’obiettivo di allestire i servizi di salute materna, in particolare le cure per la gestione delle complicanze ostetriche.
Al nostro arrivo la sala operatoria sembra bella e pulita, con tavolo e luci, quasi in ottime condizioni. Ma quando si aprono gli armadi o si cercano ferri, fili da sutura, ossigeno, antibiotici e sacche di sangue non si trova nulla. Mancano il materiale e l’equipaggiamento necessari per un cesareo d’urgenza.
Insieme agli altri membri dello staff - Eric, Iddy e Dessalegn rispettivamente medico, anestesista e ostetrico - cerchiamo subito di capire cosa serve per aprire la sala operatoria e garantire un intervento d'urgenza a una mamma con complicanze ostetriche. Lista alla mano, visitiamo i magazzini e incontriamo le organizzazioni della zona per chiedere in prestito tutto quanto disponibile, in attesa che il primo grande carico arrivi dalla capitale Juba.
Grazie a un faticoso lavoro di coordinamento recuperiamo buona parte del materiale d'emergenza.

Almeno - constata Eric - so che, in caso, posso intervenire.
Io penso e spero in caso remoto, perché manca ancora altro equipaggiamento essenziale.
Poche sere dopo ci chiamano da una clinica di Thiet, un villaggio a circa 43 chilometri da Tonj, dove una donna in travaglio da due giorni è appena arrivata, bimbo in posizione trasversale con un braccino già nel canale. Situazione critica, tanto per il bambino quanto per la mamma. Immagino il grande dolore di questa donna, i suoi ultimi due giorni passati a casa ad attendere, attendere e attendere ancora.

Entriamo nel panico: che fare? La nostra sala operatoria non è ancora attrezzata adeguatamente per rispondere a queste emergenze, che potrebbero diventare gravissime sul tavolo operatorio. Al tempo stesso, forse, siamo la sua unica speranza.
Sono in crisi. Possiamo spostare la donna dalla clinica a Tonj - 3 ore di viaggio in tutto -  ma so che, a mezzanotte e senza autista, non possiamo garantire il suo trasferimento a Wau - circa 135 chilometri da Tonj - dove l'ospedale generale potrebbe gestire il caso. Mi chiedo se vale la pena di portare questa donna a Tonj, in un ospedale dove forse non saremo in grado di operarla.
Anche Eric e il resto del team ci pensano. Ne parliamo, discutiamo insieme e decidiamo di tentare, insieme al Direttore dell’Ospedale di Tonj che rimane con noi. Alle 23.30 arriva la donna e tre splendidi e preziosi operatori sanitari sono pronti ad accoglierla, con camici di fortuna, sacchetti di plastica sulle scarpe e poco altro. Fuori da quella che è ormai diventata una sala operatoria a tutti gli effetti, passo 4 ore interminabili continuando a chiedermi se abbiamo fatto bene e come andrà a finire.

Verso le 3 Eric esce in un bagno di sudore, dietro di lui Iddy spinge il lettino con la donna, viva. In quel momento realizzo che ce l’abbiamo fatta, o almeno in parte perché non siamo riusciti a salvare la bimba che era morta in utero da diverso tempo. Ma per questo, una sala operatoria ben equipaggiata non basta: le famiglie e la comunità devono capire l'importanza di andare presto in clinica e abituarsi a non partorire a casa. Un lavoro lungo e difficile per il CCM, soprattutto in Sud Sudan dove il 92% delle donne partorisce ancora in casa, con l'aiuto di vecchie levatrici.

Ripenso alla mamma e mi ripeto che è viva e tra qualche giorno potrà tornare a casa ad accudire gli altri 10 figli che la aspettano. Lei che ha solo 35 anni.
Anche Eric è soddisfatto, rimane però l'enorme preoccupazione per questa donna e per chi, come lei, potrebbe avere bisogno di noi nei prossimi giorni. Se fosse servito del sangue? Se gli anestetici a disposizione non fossero stati quelli giusti?
I dubbi di Eric diventano anche i miei: a Tonj abbiamo una squadra eccezionale che può davvero fare la differenza. Un team chirurgico che sta lavorando al fianco dello staff locale e che ha già creato ottime relazioni con le istituzioni del territorio e tanti altri attori sul campo. Per funzionare però, una sala operatoria non può contare solo su personale eccezionale: servono materiali e attrezzature essenziali.

Nonostante le complicazioni e lentezze della macchina Sud Sudan, sono sicura che - se ci muoviamo tutti insieme - ce la faremo. Come questa volta!

Micol