L'Etiopia e il CCM visti da Viola Amprino

Medico volontario CCM presso il Centro di Formazione e Cura di Adi Shum Dhun
Intervista di Hailu Gebremichael - assistente capo progetto CCM in Etiopia - nostro ospite in Italia durante i Convegni scientifici internazionali di ottobre 2014

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Perché hai deciso di diventare volontaria per un’Ong che opera in Africa?

La mia passione per l’Africa nasce durante l’infanzia, con un viaggio in macchina da Torino a Marrakech. Si è rafforzata negli anni successivi grazie alla mia famiglia che, per lavoro o svago, mi ha portato in questi meravigliosi paesi. Verso la fine dell’Università ho iniziato a sentire l’esigenza di “fare qualcosa” in più: non volevo soltanto viaggiare, ma desideravo lavorare in contesti tropicali. Così, dopo aver trascorso un periodo a Bangkok e in Palestina, ho dovuto scegliere tra la formazione in medicina tropicale in Svizzera e la scuola di igiene a Torino. Ho optato per la seconda, senza abbandonare il mio sogno lavorativo che mi ha portato al CCM. Inizialmente tra i banchi del Corso di medicina tropicale, poi come volontaria in Italia, con attività per le donne somale rifugiate a Torino, e all’estero seguendo un progetto in Etiopia in linea con il mio percorso formativo da igienista. Non aspettavo altro!

Puoi descrivere la tua tipica giornata di lavoro?
Nel primo periodo il lavoro è consistito in riunioni quotidiane con lo staff locale, molto preparato, e con i funzionari della Regione. Il tutto supervisionato dalla Health Advisor del CCM, la dott.ssa Micol Fascendini. L’obiettivo era terminare il questionario che avremmo poi utilizzato per intervistare le madri, con figli tra i 6 e i 59 mesi, al fine di identificare i fattori di rischio che contribuiscono alla malnutrizione. Abbiamo quindi formato i data collectors, che avrebbero intervistato le mamme sul campo, redatto il manuale relativo al progetto e testato, con una prova generale definita studio pilota, la fattibilità dello studio. Dopodiché siamo partiti per la missione. Professionalmente e umanamente è stata un’esperienza fantastica, nonostante i problemi logistici che sono stati molti: l’area geografica, la stagione delle piogge e alcuni villaggi dov’è stato più difficile proporre il questionario. Per portare a termine il lavoro, la giornata lavorativa durava circa 12 ore, senza considerare i sabati e le domeniche. Ma si è creato un team di lavoro meraviglioso e collaborativo.

Aspetti positivi e negativi di lavorare con il CCM
Ho apprezzato la professionalità e la disponibilità di tutte le persone con cui sono venuta a contatto, qualità non sempre scontate! Prima della missione, lo staff torinese mi ha preparato con consigli pratici sule difficoltà che avrei incontrato. In loco gli espatriati che lavorano per il CCM si sono sempre resi disponibili sia fornendomi gli strumenti necessari per lavorare al meglio, sia con parole di sostegno nei momenti più impegnativi.

Cosa pensi del ruolo delle Ong nei Paesi a basso reddito?
Ritengo che le Ong, quando rappresentano realmente gli interessi delle comunità locali e non soltanto una “beneficienza momentanea”, siano fondamentali. L’analisi dei bisogni dovrebbe essere la struttura portante su cui si costruiscono tutti i progetti. La mia, seppur limitata, esperienza ha rafforzato l’idea che i progetti debbano essere prolungati nel tempo per comprendere le reali necessità della popolazione e che sia importante valutare i progressi rispetto agli obiettivi prefissati.

Come immagini l’Etiopia tra 5 anni?
Credo che l’Etiopia abbia molte potenzialità e spero che l’impegno e l’operato delle Ong locali e internazionali e del Governo stesso portino a un miglioramento delle condizioni generali del Paese. Ho avuto modo di osservare che due grandi problemi limitano un rapido sviluppo:
1) le barriere logistiche, quali la disponibilità non continua di acqua o di luce;
2) la laboriosa ed estenuante burocrazia.In ambito sanitario la difficoltà principale è la carenza di risorse umane e penso sia necessario investire nella formazione di personale qualificato, come sta avvenendo al Training Center di Adi Shum Dhum.

La tua opinione sulla campagna Sorrisi di madri africane
Nei paesi in via di sviluppo le donne rappresentano la base della famiglia, ma la mortalità materna è altissima. Il diritto alla salute dovrebbe essere garantito in il tutto il mondo ma, nella realtà, non avviene. Diventa quindi fondamentale non solo sostenere la formazione di operatori sanitari africani o vaccinare bambini, ma anche sensibilizzare la popolazione piemontese e nazionale riguardo queste tematiche. La campagna del CCM sta portando avanti entrambi gli obiettivi con ottimi risultati.

Un particolare che ti ha colpito dell’esperienza in Etiopia
In assoluto la pazienza di fronte agli imprevisti. Ho ammirato l’autocontrollo dello staff locale che doveva confrontarsi quotidianamente con la luce che andava e veniva e con tutte le conseguenti implicazioni nell’organizzazione del lavoro. Allo stesso modo ho apprezzato il comportamento dei data collectors durante il lavoro sul campo, ad esempio quando le piogge interrompevano le strade e bisognava camminare ore per raggiungere la casa delle madri da intervistare.