Ricchezze di vita ed estrema povertà: i due volti del Burundi

di Davide Garelli - medico specializznado in pediatria - in missione con il CCM per il progetto Kiramama!

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Il colpo d'occhio entrando in Burundi è magnifico.
Volando da Addis Abeba dapprima si abbandona l'Etiopia sorvolando il Lago Vittoria, quindi si viene accolti da colline verdi smeraldo che, declinando verso la Rift Valley, come donne sensuali si spogliano lentamente delle loro foreste per concedersi a ordinati campi coltivati, prima di sdraiarsi sulla pianura che si distende verso il Lago Tanganyica.

Viene naturale chiedersi come questa ricchezza di vita possa associarsi all'estrema povertà che caratterizza il Paese, uno degli ultimi al mondo secondo qualsivoglia parametro. Più dell'80% dei suoi abitanti vive al di sotto della soglia di povertà, 1\3 della popolazione pediatrica è malnutrita, la mortalità sotto i 5 anni supera di 20 volte (20 volte!) quella italiana.

La risposta è semplice e cruda, e la si incontra uscendo dalla capitale Bujumbura in direzione nord, verso il Rwanda. Si viaggia per chilometri attraverso un palmeto costellato di croci piantate ovunque, di ogni tinta e misura: sono i figli delle lunghissime guerre etniche e politiche che hanno martoriato queste terre negli ultimi cinquant'anni. Per quante volte si può chiedere a un popolo di continuare a risorgere dalle proprie ceneri? La guerra non uccide solamente nei giorni delle armi, degli stupri e della distruzione. La guerra non deruba i popoli solo di un futuro migliore: li priva persino della possibilità stessa di sognarlo. Qui la gente non costruisce, non pianifica, non investe. Qui la gente si chiede solamente quando questa fragile pace cesserà di esistere. 

A Kaburantwa, dove mi trovo ora, le persone hanno convissuto per anni con le incursioni militari ribelli provenienti dal vicino Congo, incursioni che nel 2005 hanno portato al potere l'attuale presidente Pierre Nkurunziza.
La relativa quiete di questi ultimi anni torna ora a traballare dopo l'annuncio che il Presidente si candiderà alle prossime elezioni nella ricerca del terzo mandato personale, modificando la Costituzione che lo impedirebbe. Domenica i Vescovi del Paese hanno preso posizione con questa dichiarazione ufficiale: “dopo un’analisi dell’Accordo di Arusha (Tanzania) e della Costituzione che ne è derivata, interrogando il nostro cuore di cittadini che amano il loro Paese e come pastori della Chiesa che non vogliono vedere il Burundi ricadere nelle divisioni, negli scontri o nella guerra, affermiamo che i burundesi hanno convenuto senza alcuna ambiguità che qualsiasi persona eletta per dirigere il Burundi non può andare oltre due mandati di cinque anni ciascuno”.

Da qui a maggio, mese delle elezioni, non rimane che sperare che queste magnifiche terre abbiano saputo liberare il loro giovane popolo dal pesante fardello del proprio passato, cancellando le barbarie dei genocidi e delle violenze. Non rimane che sperare che i campi di tè, le risaie, le verdi colline e i profondi laghi abbiano insegnato a ogni uomo che li ha attraversati la bellezza della pace.

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