Servizio Civile al CCM

Mattias, Elisabetta, Mattia, Lisa, Marco, Silvia, Martina e Matteo hanno scelto di dedicare un anno della loro vita al Servizio Civile Nazionale, un'esperienza di cittadinanza attiva per promuovere la solidarietà e la cooperazione.

Un anno che li vedrà crescere dal punto vista personale e professionale, impegnandosi nei progetti che il CCM sta portando avanti in Italia e in Etiopia.
In questo diario vi raccontano le loro storie, il loro punto di vista sul nostro lavoro.

Il caso Umarel e la salute comunitaria

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Aggiornamenti dalla "chill out zone". No, non stiamo parlando di un locale, ma del nostro angolo di paradiso al CCM. Perché abbiamo trovato il modo di rendere meno traumatico il rientro del lunedì mattina: entusiasmo e un mix di musica in sottofondo ad accompagnare le nostre pause.

In questi giorni siamo impegnati nella realizzazione di un gioco di ruolo per la formazione durante i corsi di infermieristica. Gli studenti dovranno vestire i panni di diverse persone che abitano in uno stesso quartiere – dagli adolescenti agli anziani, dagli operatori del consultorio a quelli di comunità – e dovranno poi collaborare in un percorso di progettazione partecipata. Lo scopo è farli riflettere sul tema della salute comunitaria, ossia su un percorso che prevede il coinvolgimento della comunità nel prendersi cura di sé stessa.

Durante la creazione del gioco, in fase di documentazione, ci siamo imbattuti in esperienze piuttosto bizzarre che però ci hanno fatto riflettere, come quella dell'Umarèl card di Bologna.
Si tratta di una carta che, dietro un piccolo contributo, dà ai numerosi anziani appassionati di cantieri la possibilità di accedervi e, perché no, dispensare consigli a operai e ingegneri.
Dietro a questa iniziativa, che a prima vista può sembrare curiosa, si cela in realtà un obiettivo concreto: raccogliere fondi per il restauro della Basilica di San Petronio. 
Un esempio originale che, secondo noi, rappresenta un'ottima occasione di inclusione per una fascia della popolazione in continua crescita e spesso ai margini. 

Anche qui al CCM stiamo riflettendo su come coinvolgere i gruppi più vulnerabili per trasformare le persone, da semplici fruitori di servizi a volte passivi, in cittadini a pieno titolo, protagonisti attivi della comunità.
Gli Umarells non sembrano anche a voi un ottimo spunto per favorire l’inclusione sociale?

Elisabetta, Lisa, Mattia e Mattias

I tempi lunghi e le sorprese del Bale

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C’è grande eccitazione nell’aria e non vediamo l’ora di conoscerli. Da giorni, insieme al capo progetto Stefano, siamo in contatto con loro. Ma soprattutto sono giorni che lavoriamo con Alemayehu - l’esperto comunitario del distretto di Harena Buluq - per portarli ad Angetu, un villaggio della zona del Bale.
Sono le 21 e scatta l’ora x: stanno per arrivare e anche noi, come funamboli impazziti su corde, ci prepariamo all’invasione. Quando ormai la cena è quasi pronta, cucinata in maniera divina da Marco, vediamo Stefano e Abdul Aziz - una delle guardie del compound del CCM - correre verso il cancello.

Davanti a noi si proietta, stanca, l’immagine del bus del Circo InZir.

Il carrozzone circense, composto da tredici farenjii che da Bologna sta girando per tutta l’Etiopia, è finalmente arrivato a Goba. È finalmente arrivato a casa nostra!

Dopo una serata e una nottata passata tra lunghe chiacchierate, risate e tanta giocoleria, partiamo alla volta di Angetu; noi con il nostro pick-up e i ragazzi con il loro lentissimo bus verde. Breve sosta nel villaggio di Rira dove, con un po’ di spettacoli improvvisati e tanta “farenjitudine”, fermiamo un villaggio intero che, sorpreso e curioso, ci guarda e sorride davanti a quella folle macchia bianca di persone che risalta tra gli alberi di caffè, i gojo di bunna e il miele. Si riprende l’auto in direzione Angetu, ma dopo pochi chilometri, ecco che una gomma si buca: pazienza, cose che capitano, la strada è sterrata e piena di massi enormi. La cambiamo e si riparte. Arrivati nel villaggio di Dello Mena inizia un calvario: buchiamo un’altra gomma e per fortuna - pensiamo - siamo davanti al gommista ma, mentre sta riparando la ruota, incredibilmente si buca un’altra gomma. Neanche fossimo in un film di Fantozzi. Le conseguenze ci sono subito chiare: quello che pareva essere solo un po’ di ritardo si trasforma nell’impossibilità di arrivare in tempo ad Angetu. Quando avvisiamo i ragazzi di Inzir ed Alemayehu nessuno vuole credere alla nostra storia: la verità è che siamo bloccati dal gommista nella caldissima Dello per ore e non ci resta altro che aspettare il ritorno del Circo a spettacolo finito.

Ascoltiamo il loro racconto: ci riportano tanta energia, centinaia di persone radunate. Alemayehu ci mostra un video con diversi spezzoni di spettacolo e, mentre ce lo fa vedere, ride fino alle lacrime, convinto di aver visto il sosia di Charlie Chaplin! Tessuti, corde, balli con il pubblico, equilibristi, giocolieri. Ad Angetu, dove lo scorrere dei giorni è scandito da raccolti diversi ma da giornate simili, l’arrivo di tutti questi farenji che portano così tante pazzie è stato stravolgente: sarà un evento da ricordare per anni! 

Silvia e Marco

A Torino, tra teatro e progettazione

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“Io odio fare teatro!”
Una premessa non particolarmente entusiasmante per un incontro che si è rivelato ricco di sorprese, sia per noi ragazzi del Servizio Civile, sia per gli adolescenti che partecipano a “La storia siamo noi”, il nostro laboratorio di Teatro dell'Oppresso.
All’inizio lo spaesamento è normale ma, fra imitazioni, risate e giochi, tutti ci siamo sciolti, pronti a mettere in discussione le nostre convinzioni, i nostri pregiudizi e i modelli di relazione che spesso ci ostacolano nei rapporti con le persone. Ed è solo il risultato del primo incontro! Siamo curiosi di scoprire quali sorprese ci riserverà il prossimo appuntamento di fine febbraio!

Ma c’è dell’altro perché il lavoro al CCM prevede anche una parte più teorica e d’ufficio: siamo stati coinvolti nella scrittura di un progetto per neonati e bambini fino ai sei anni. In questo modo abbiamo conosciuto i servizi che la Città di Torino offre ai bambini e alle loro famiglie e abbiamo scoperto criticità e punti di forza di alcuni quartieri della città. Ci siamo concentrati sul quartiere Barriera di Milano che abbiamo scoperto essere un intreccio di culture e diversità, nonché una delle aree con il più alto tasso di natalità, soprattutto tra le famiglie straniere. Si tratta di un tessuto urbano difficile che ospita molti gruppi sociali vulnerabili e dove si trova la casa circondariale "Lorusso e Cotugno" con una sezione per detenute madri con i loro bambini. Il nostro progetto è rivolto anche a loro.
L'impegno è stato grande, la scadenza per la presentazione è imminente, incrociate le dita per noi!

Elisabetta, Lisa e Mattias

Finalmente ad Addis! 

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Dopo tante peripezie e momenti di stallo anche noi siamo atterrati in Etiopia.

Non sapevamo bene cosa aspettarci, ma l’accoglienza è calorosa: Solomon, Akilu, Bogale, Roza, Sophie e Fre sono molto cordiali e ci mettono subito a nostro agio. Ogni mattina Fre prova a insegnarci, invano, qualche nuova parola in amarico, ma al momento bunna (caffè) è l’unica che abbiamo imparato. Dividiamo la casetta con Alessia e Osman, reduci da Filtu e ora impegnati a chiudere il progetto "One Health" che ha studiato la correlazione tra la salute umana e animale nelle comunità pastorali. 

Anche per noi il lavoro non manca, tra report e ricerche per nuove proposte. Grazie ai consigli di Alessia iniziamo a prendere confidenza con le usanze locali e a esplorare il quartiere in cui viviamo: Matteo non perde tempo e trova subito una palestra per allenarsi. Approfittiamo del fine settimana per salire su un mini-bus alla scoperta dei quartieri di Piassa e Merkato. Tra uno spostamento e l’altro conosciamo Bini, uno studente di Scienze dell’agricoltura che ci fa da cicerone per un pomeriggio. Domenica sera siamo stanchi ma felici, con le spalle arrossate dal sole, pronti ad affrontare una nuova settimana di lavoro e di avventure.

Martina e Matteo

Al via l’anno scolastico del CCM

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Dopo settimane di progettazione con Sabina e Chiara, le nostre responsabili per le attività di formazione, e Franco, lo storico e infaticabile volontario del CCM, è finalmente arrivato il momento di incontrare gli studenti della scuola secondaria di primo grado Dante Alighieri di Volpiano e San Benigno.

L’intero istituto è coinvolto nel progetto I mille volti del diritto alla salute sul tema della discriminazione.
Entriamo carichi di materiale e di entusiasmo, le classi ci accolgono con un misto di curiosità e gioia. Dopotutto stanno per saltare due ore di lezione!

Iniziamo l'incontro con riflessioni generali su ben-essere, discriminazione e la loro relazione. Tematiche che, data l‘attenzione dei ragazzi, sembrano toccarli da vicino.
All’inizio prevalgono il timore e la timidezza, ma l’imbarazzo lascia presto il passo alla confidenza. Le domande si susseguono: hanno capito che siamo lì per loro, per ascoltarli davvero!  

"Non essere accettati per come si è fa davvero male" - ci confida Daniela, ricordando un episodio che l’ha fatta soffrire. 

Stavo male, mi sentivo un nodo in gola, anche parlare era difficile - ci spiega quando la riflessione si sposta su come le nostre emozioni si esprimono e manifestano anche sul corpo.
Torniamo a casa, dopo una giornata piena e impegnativa, con in mente parole di Carlo - "Io posso non discriminare". 
E allora siamo quasi certi che, anche se i risultai non sono immediati, il nostro lavoro è stato utile e importante. 

Lisa e Mattia

Da Addis a Goba

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Ci siamo: dopo settimane nella splendida e intricata Addis Abeba, prendiamo una jeep e partiamo alla volta di Goba, cittadina ai piedi del Parco del Bale.

I ritmi raggamuffin trasmessi dalla radio locale e i colori caleidoscopici delle strade ci fanno smettere di dormire, ma non di sognare.
È con in bocca il gusto del succo di frutta e del caffè che beviamo lungo il viaggio e dei chicchi di kolo che mangiamo tutti insieme in macchina, che arriviamo al compound del CCM. Facciamo conoscenza con gli inquilini della nostra futura casa, che condivideremo con Stefano, il capo progetto: quattro bellissime pecore ed Ely, la tartaruga.

Curiosi ed eccitati, iniziamo ad esplorare Goba. I colleghi Afework e Haptamu ci portano subito ad assaggiare tips e shiro serviti su injera e ambasha. Dal primo giorno in Bale iniziamo a studiare amarico, ma neanche il tempo di qualche lezione che è subito festa: Timkat, l’Epifania ortodossa, una della celebrazioni più sentite e partecipate in Etiopia. Per un giorno il Paese si ferma e anche noi insieme ad Assefa, il nostro insegnante di amarico. Con lui decidiamo di andare sul fiume Togonna per assistere ai festeggiamenti: qui gli abiti bianchi delle donne e i colori dei tanti ombrelli sembrano creare un tessuto, dove ci infiliamo umilmente per lasciarci scaldare.

Finito il Timkat è tempo di lavoro, ed è così che facciamo conoscenza di Yussuf, uno dei collaboratori più esperti dello staff CCM in Etiopia. Con lui anche il lavoro più noioso si trasforma in una risata e il tempo vola. Insomma “ammazza che Goba!”

Marco e Silvia

Scopri il nostro progetto in Bale per tutelare la salute di mamme e bambini.

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