Donne vittime di violenza, quali strategie per la riabilitazione

Subire violenza è purtroppo qualcosa che accomuna molte donne in tutto il mondo. Le forme e l’intensità possono divergere da Paese a Paese, come le conseguenze di tipo sociale che travolgono la vittima e la sua famiglia. Molto varia anche in ambito giuridico: la possibilità di usufruire di assistenza legale, le pene previste e quelle realmente comminate, sono aspetti fondamentali per un’efficace lotta alla violenza sulle donne. Partendo da questi punti fermi, il CCM Comitato Collaborazione Medica organizza venerdì 9 maggio dalle 17 alle 19 un webinar gratuito per mettere in rete e condividere le best practice di tre Ong italiane operanti in paesi a basso reddito con progetti volti a sostenere le donne vittime di violenza e favorire una nuova sensibilità sociale e politica sul tema.

I numerosi rapporti esistenti sul problema parlano chiaro: la violenza sulle donne è endemica, sia nei paesi del nord che in quelli del sud del mondo. Per le donne tra i 15 e i 44 anni la violenza è la prima causa di morte e di invalidità: ancor più del cancro, della malaria, degli incidenti stradali e persino della guerra. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, almeno una donna su cinque ha subito abusi fisici o sessuali da parte di un uomo nel corso della sua vita. Per quel che riguarda i paesi a basso reddito, le informazioni sono particolarmente drammatiche ed è difficile anche la ricostruzione chiara della situazione per motivi sia sociali che culturali. Lì infatti la violenza sulle donne è spesso una normale componente del tessuto culturale e non viene identificata come tale neppure dalle sue vittime. Ad esempio in molti paesi a basso reddito picchiare la moglie è una prerogativa maschile ancora indiscussa e lo stupro da parte del marito è ancora perfettamente legale in gran parte del mondo.

La ricerca di Iside Baldini per il CCM ha analizzato la situazione in Burundi, dove l’Organizzazione è presente da molti anni con un progetto che agisce su vari livelli: implementando una campagna di sensibilizzazione ed informazione rivolta alle comunità locali; rafforzando i servizi sanitarisociali e giuridici offerti presso il Centro Seruka dall'associazione Initiative Seruka pour les Victimes de Viol partner del CCM sul territorio; garantendo accompagnamento tecnico e finanziario agli ospedali distrettuali e ai centri di salute delle province di Cibitoke e Muramvya e ai centri socio-assistenziali delle tre province. 

Le Organizzazioni CISV e MAIS, invitate a prendere parte al webinar, presenteranno le loro attività rispettivamente in Guatemala e in Egitto.

Parteciperanno:

CIRSDe Centro Interdisciplinare di ricerche e studi delle donne e di genere: La violenza sulle donne e la violenza sessuale: il fenomeno a livello internazionale e il ruolo della ricerca nello sviluppo di azioni di contrasto e di assistenza alle vittime.

Iside Baldini Psicologa specializzata in gruppo analisi, dal 1986 è impegnata in ricerche in ambito di cooperazione internazionale e dal 1996 si occupa di iniziative che promuovono lo sviluppo locale, l’attivazione di dinamiche di co-sviluppo, di promozione della salute anche attraverso la valorizzazione delle medicine tradizionali. Nel 2013 ha svolto per il CCM la ricerca CAP sulla violenza sulle donne in Burundi raccogliendo e rielaborando dati quantitativi e qualitativi su conoscenze, competenze e pratiche della comunità locale sul fenomeno, in modo da sviluppare una visione globale del problema ed elaborare delle strategie pertinenti per rispondere efficacemente al problema.

 Anna Avidano Specializzata in Studi di Genere presso la Universidad Nacional Autonoma de México, dal 2007 si occupa di progetti di lotta alla violenza di genere in Guatemala per l’ONG CISV, dove ricopre il ruolo di Desk per l’America Latina. Nel 2012, grazie a una borsa di studio del Master dei Talenti della Società Civile,  ha svolto una ricerca su “La violenza sessuale come pratica della violenza politica: riconoscere, per restituire dignità alle vittime.-Studio di caso sul Guatemala ed elementi per una elaborazione e riflessione in Italia sul fenomeno-”.

 

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