Aquarius: un esempio di disarmante povertà umana

 

Il CCM ritiene inaccettabile la situazione che si è venuta a creare a seguito della decisione del Ministro dell’Interno Salvini di chiudere i porti italiani alla nave Aquarius, che trasporta un “carico umano” di oltre 600 migranti.

Non permettere a una nave piena di persone in fuga di attraccare in un porto non è una dimostrazione di forza, bensì il contrario. I braccio di ferro politici a cui stiamo assistendo vanno condotti nelle sedi istituzionali preposte ed evitando di fare propaganda sulla pelle di persone disperate. Chiediamo quindi che le persone possano avere presto l’accoglienza e l’assistenza di cui hanno bisogno senza ulteriori ritardi.

Vogliamo ricordare al Governo italiano che il diritto alla vita, alla salute e il diritto di fare richiesta di protezione sono diritti umani inalienabili. E sentiamo la necessità di sottolineare che agire nella più totale discordanza dei trattati nazionali e internazionali e rifarsi sulla pelle di persone indifese è sinonimo di disarmante povertà umana.

Speriamo che questo sia un caso isolato e che non costituisca un pericoloso precedente: soluzioni veloci di questo tipo sono inefficaci e ingiuste. L’augurio è che le nostre Istituzioni  lavorino  d’accordo con gli altri paesi per costruire soluzioni di lungo periodo, senza distogliere intanto il proprio sguardo dalle situazioni di emergenza. La cooperazione internazionale, la costruzione di rapporti più equi e giusti tra stati sono strade fondamentali perché tutti possano avere opportunità da cogliere nel proprio paese.

Allo slogan “Aiutiamoli a casa loro” ormai travisato e sbandierato da più parti, preferiamo contribuire con l’esperienza di un intero settore, quello della cooperazione internazionale, che fa dell’intervento nei paesi più poveri un credo umanitario e non politico continuando - nonostante i duri colpi ricevuti proprio dalle istituzioni (perlopiù italiane) - ad aiutare, curare, sviluppare le realtà locali, assistere i più giovani, mamme e bambini.

Per noi “aiutarli a casa loro” NON significa abolire il diritto di fuggire da fame e violenze per una vita migliore, ma vuol dire costruire insieme sviluppo e pace, necessari in Africa e sempre più anche in Italia.