Sorrisi di madri africane - Ecco i risultati ottenuti nel 2017


Il sorriso è un sintomo, non di una malattia ma del suo contrario, del benessere. Quando una madre e il suo bambino sorridono, sono anch’essi un sintomo, di un contesto sociale che funziona ed è in salute.

Da qui il nome e i punti chiave della nostra campagna lanciata nel 2011, Sorrisi di madri africane, della quale presentiamo oggi i risultati che abbiamo ottenuto nel 2017:

  • 31.363 donne assistite durante la gravidanze e il parto; 
  • 221.994 bambini curati e vaccinati; 
  • 1.159 operatori formati su cure pediatriche, materne e salute riproduttiva.

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Mamme, bambini…

Quando nel 2015 abbiamo tracciato un primo bilancio di questa campagna e abbiamo rilanciato il nostro impegno con nuovi e più sfidanti obiettivi per il 2020, le Nazioni Unite stabilivano i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS), fra i quali, il terzo obiettivo, recita: “Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età”.

I primi due sotto-obiettivi stabiliti dalla WHO per raggiungere questo importante traguardo riguardano 1) la riduzione del tasso di mortalità materna globale e 2) la riduzione della mortalità dei bambini sotto i 5 anni.

Nonostante i passi avanti fatti in questo senso nelle ultime decadi (La mortalità materna si è ridotta di quasi il 50% dal 1990) l’iniquità resta un problema importante: oltre 6 milioni di bambini muoiono prima di compiere cinque anni e nei paesi a basso reddito solo metà delle donne hanno accesso alle cure di cui hanno bisogno.

Gli interventi della campagna Sorrisi di madri africane si inseriscono in questo quadro internazionale. Di quelle 31mila donne raggiunte nel 2017, il 76% ha avuto bisogno di assistenza durante la gravidanza e il 24% al momento del parto.

E di quei 222mila bambini, invece, l’82% è stato curato presso le strutture che supportiamo, mentre il 18% è stato vaccinato secondo i piani dei sistemi sanitari nazionali dei 5 paesi in cui operiamo.

… e operatori locali

Una delle priorità della campagna è inoltre quella di dare continuità al cambiamento, e per farlo è essenziale condividere competenze, conoscenze e informazioni sulla salute all’interno dei contesti dove siamo presenti. In tre parole, curare chi cura tramite formazione, capacity building  e task shifting.

Fra i 1.159 operatori sanitari che abbiamo formato, la maggior parte (il 79%) è composto da medici, infermieri e ostetriche. Le competenze che abbiamo trasmesso riguardano le cure pediatriche nel 44% dei casi, gestioni dati e servizi (36%), salute riproduttiva (13%) e assistenza gravidanza e parto (6%).

Accanto ad essi, essenziale è anche il lavoro degli operatori di comunità, veri e propri “ponti” di accesso alle comunità rurali più isolate, sia dal punto di vista territoriale che sociale. Con la nostra campagna abbiamo raggiunto anche questi fondamentali attori del cambiamento, coinvolgendoli in servizi educativi e preventivi a livello familiare e di villaggio. In linea con le rispettive strategie nazionali, il CCM ha supportato la formazione e supervisione di 83 Community Based Distributors in Sud Sudan e 40 Community Health Workers in Kenya.

A che punto è la nostra campagna

Il termine della campagna è fissato per il 2020, anno entro il quale gli obiettivi che ci siamo prefissati ci spingono a fare molto di più. In particolare, vogliamo formare in totale 2.700 operatori sanitari, assistere 170mila donne durante la gravidanza e il parto, vaccinare e curare 780mila bambini.

Dal 2016, anno di avvio della seconda fase della campagna, gli operatori sanitari formati sono stati 2203 (82% del target), le donne assistite oltre 67mila (40% del target) e i bambini curati e vaccinati 432mila (55% del target).

 

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