17 novembre: giornata internazionale del neonato prematuro

Prematurità e diritto alla vita a sud dell’Equatore


Nascere in anticipo può essere fatale. Soprattutto dove non ci sono le tecnologie, le medicine e le conoscenze per accogliere in maniera adeguata i bambini pretermine.

Il dato ufficiale parla chiaro: secondo le stime dell’European Foundation for the Care of Newborn Infants – EFCNI, in tutto il mondo un bambino su dieci nasce prematuro. Questo dato ha ovviamente punte di massimo e di minimo che è facile intuire. La povertà, la denutrizione, la carenza di assistenza sanitaria sono tutti fattori che aumentano non solo la possibilità di parto prematuro, ma anche quella di morte in caso di prematurità.

Il 60% dei neonati pretermine è infatti concentrato nelle aree più povere del mondo, Africa Sub-Sahariana e Sud est Asiatico. Sud Sudan, Etiopia, Kenya, Somalia e Burundi sono paesi nei quali nascere prematuramente vuol dire rischiare la vita 12 volte di più che nei paesi occidentali.

Perché? “L’assenza di cure non è l’unica condizione che spiega gli alti indici fatti registrare nella zona.” A parlare è Aldo Bordigoni, nostro pediatra volontario. “Molto spesso qui a mancare è la cosa più semplice cui si possa pensare: il saper come fare. In linguaggio tecnico, le competenze. Lo abbiamo visto nel corso della nostra quasi cinquantennale esperienza di cooperazione in questi paesi, in particolare in Burundi, dove abbiamo attivo il progetto Kira Mama Plus! con l’obiettivo di ridurre la mortalità materna e infantile.”

“A Cibitoke, una delle province del nord del paese – continua Aldo Bordigoni – abbiamo costruito un reparto di neonatologia all’interno dell’ospedale del distretto, portato attrezzature, medicine, volontari, coinvolto le istituzioni e il personale locale. Senza la condivisione di competenze, però, tutto ciò sarebbe stato inutile: e un esempio concreto di diffusione di conoscenze è la tecnica della mamma-canguro, una metodologia che si è dimostrata efficace per la protezione termica, l’allattamento al seno e lo stabilirsi di un legame affettivo con la mamma.”

In caso di prematurità, quella della mamma-canguro è una delle tecniche maggiormente efficaci per prevenire un’ampia quantità di complicazioni in un pretermine stabile. La temperatura ideale per il bambino non viene calcolata con procedimenti microclimatici dettagliati, come può avvenire in una incubatrice, ma viene raggiunta grazie al semplice contatto pelle contro pelle con il corpo della madre. E inoltre: il trauma ambientale del distacco dall’utero (uno dei problemi più gravi e meno studiati nella prematurità) è subito risolto grazie alla continuità fisica che si instaura tra madre e figlio.

Portare queste conoscenze nei luoghi dove il bisogno di misure efficaci è più elevato è un punto chiave per contrastare i problemi legati alla prematurità dei neonati. La tecnica della mamma canguro è straordinaria nella sua semplicità, la sua efficacia è grande nei paesi già tecnologizzati, ma tanto più grande dove le tecnologie non ci sono.

Tu cosa puoi fare

  • Con 20 euro ci permetti di acquistare 4 set di lenzuola per le mamme e i loro neonati
  • Con 60 euro ci permetti di acquistare 6 kit contenenti la fascia mamma-canguro, cappellino, calzine e pannolini per i neonati
  • Con 120 euro sostieni i costi per medicinali e attrezzature del reparto di neonatologia dell'Ospedale di Cibitoke per una settimana

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