Emergenza in Sud Sudan

Il paese ha appena compiuto il suo sesto anno di vita dopo l'indipendenza del 2011. La ricorrenza, però, non è stata occasione di festa


Secondo l'ultimo rapporto Integrated Food Security Phase Classification (IPC) update”, redatto dal Governo di Juba, dalla FAO, dall’Unicef, dal WFP e da altri enti umanitari, il Sud Sudan non rientra più negli standard per poter dichiarare lo stato di carestia.

A fronte di questo ultimo dato di fatto, la situazione resta grave e, soprattutto, in peggioramento. Se nel maggio di quest'anno le persone che si trovavano in condizioni di insicurezza alimentare erano 5.5 milioni, per la fine del mese di luglio questo numero è destinato a salire, secondo le previsioni, fino a 6 milioni. Si tratta del 50% della popolazione sud-sudanese

Secondo lo stesso rapporto IPC:

  • In molte aree del paese il tasso di malnutrizione acuta rimane del 15% (scatta lo stato di carestia quando questo tasso supera il 30%).
  • Nell’ex contea Duk (nello Stato di Jonglei) il tasso di malnutrizione acuta fa registrare un picco del 26%.
  • 45.000 persone vivono ancora in condizioni catastrofiche: sono distribuite fra lo Stato di Unity (25.000 persone) e lo Stato di Jonglei (20.000 persone).
  • 1.7 milioni sono le persone che si trovano a livelli emergenziali di fame.

Alla base di tutto ciò, un insieme di problemi di lunga data che affliggono il Sud Sudan ormai da anni. A partire dall'instabilità economica determinata dal protrarsi del conflitto fra le fazioni fedeli al presidente Salva Kiir e quelle invece vicine all'ex-vicepresidente Riech Machar, fino ad arrivare alla siccità e alla mancanza di strumenti anche culturali per far fronte alla carenza di risorse alimentari.


Alla carestia si aggiungono a catena le emergenze sanitarie, fra le quali il colera, malattia tanto facile  da trattare quanto difficile da contrastare quando a mancare sono le risorse minime, fra le quali è da annoverare anche la mancanza di buone prassi igieniche.

Il caso del Sud Sudan rispecchia in pieno questo binomio: in varie zone del Paese l’emergenza colera è ormai da tempo una realtà. Le azioni delle organizzazioni internazionali impegnate in questo nuovo fronte devono scontrarsi quotidianamente con la carenza di risorse e norme igieniche.

"Dall’inizio dell’epidemia a giugno 2016 si sono registrati oltre 19,000 casi e 355 morti. La scarsa accessibilità di acqua pulita e servizi igienici è alla base dell’epidemia, che potrebbe peggiorare con la stagione delle piogge già alle porte e assumere una forma sempre più regionale. L’acceso ai servizi sanitari, ancora inadeguato e insufficiente in tutta l’area, diventa particolarmente difficile nelle situazioni di conflitto, con le strutture di base danneggiate, i movimenti limitati e le difficoltà logistiche della risposta umanitaria." (Micol Fascendini, Health Advisor CCM)

Nel distretto di Tonj East, Stato di Warrap, operiamo a supporto dei centri di salute territoriali. In quest’area, almeno fino a poche settimane fa, il colera non era ancora così diffuso da costituire un allarme. Dagli ultimi giorni di maggio, tuttavia, non è più così: l’epidemia è scoppiata in un accampamento nomadi della zona, e in pochissimi giorni ha moltiplicato la sua portata: i casi registrati si aggirano attorno a 1134 (fino al 27 di giugno) e i morti registrati sono una trentina, comunque in miglioramento rispetto al picco registrato a metà mese.

Al fianco di UNICEFOMS Ministero della Salute sud-sudanese cerchiamo di proteggere e curare la popolazione di Tonj: abbiamo costituito una Task Force e avviato quattro Centri di Trattamento per il colera.


La vita nei cattle camp - accampamenti nomadi nei quali vive gran parte della popolazione sud-sudanese - non contempla l'igiene come una priorità. Per questo, una parte importante della nostra azione prevede l'intervento diretto dei nostri Opertatori di Comunità con incontri di informazione su come poter prevenire, in poche e semplici mosse, il contagio.

TU COSA PUOI FARE

  • Con 5 euro fai sì che un bambino malnutrito riceva la dose giornaliera di Plumpynut
  • Con 15 euro garantisci la distribuzione di 180 dosi di latte terapeutico
  • Con 50 euro sostieni i costi della clinica mobile che porta cure e vaccini nei villaggi

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