Emergenza in Sud Sudan, il CCM presente per aiutare la popolazione e gli sfollati

La situazione in Sud Sudan è grave e l'emergenza umanitaria e sanitaria richiede uno sforzo grandissimo per far fronte alle necessità delle popolazioni locali e dei numerosissimi sfollati.

Il CCM non si ferma e opera per garantire assistenza e cure sanitarie.

Aiutaci a dare agli sfollati le cure essenziali!

10 euro per fornire soluzioni reidratanti e farmaci anti-diarrea a 10 persone
20 euro per vaccinare un bambino contro difterite, pertosse, tetano e morbillo
50 euro per garantire un trattamento terapeutico a un bambino malnutrito
100 euro per assicurare il funzionamento dell'ambulanza per un giorno

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Di seguito, messaggi e brevi racconti dei colleghi CCM presenti in Sud Sudan.

Mentre nella sezione Rassegna stampa è possibile leggere alcuni degli articoli usciti in questo periodo sui media.

10 marzo 2014

Lettera da Mingkaman. Di Micol Fascendini, esperto sanitario del CCM

E’ la prima volta che vivo un’emergenza direttamente sulla mia pelle e le immagini, i pensieri e le continue discussioni mi riempiono la testa e gli occhi, ed è difficile razionalizzare il tutto in un racconto.

Solo qualche settimana fa, Mingkaman era una distesa di… nulla. Qualche capanna, pochi edifici in muratura, la clinica non ancora del tutto in funzione, il mercato ai bordi della strada che collega Juba a Rumbek e, ovviamente il Nilo. Oggi Mingkaman è una città… o meglio una tendopoli. Gli edifici in muratura sono gli stessi, e forse anche le capanne. Il mercato ha moltiplicato i propri affari, ma non si è esteso tanto di superficie. E il nulla… è stato riempito di tende. Tende e accampamenti di fortuna di chi è scappato da guerra e violenza, portandosi dietro il minimo indispensabile e raccogliendolo su un albero, dietro una roccia o sotto grandi teli. Tende e accampamenti più organizzati delle almeno venticinque organizzazioni umanitarie che stanno coordinando la risposta all’emergenza.

Le stime ufficiali riportano che almeno 74,000 bambini, donne e uomini hanno raggiunto Mingkaman attraversando il Nilo. Settanta-quattromila persone che si sono aggiunte alle poche migliaia di abitanti di Mingkaman. Un nulla che si riempie, in pochi … pochissimi giorni! E non basta, migliaia continuano ad arrivare ogni giorno. Alla riunione di coordinamento, questa mattina, è stato confermato l’arrivo di almeno dieci imbarcazioni, ciascuna con un centinaio (se non duecento) di persone a bordo.

Per fortuna la macchina dell’emergenza è stata avviata e, nonostante le difficoltà di gestione, comunicazione, trasporto, e la guerra e gli scontri che sembrano continuare di là dal Nilo, il campo si è organizzato. Le agenzie umanitarie si sono raggruppate nei settori essenziali d’intervento e rispondono in maniera coordinata e compatta ai bisogni primari della popolazione: salute, acqua, protezione, educazione e cibo. Le famiglie hanno ricevuto kit d’emergenza per costruirsi rifugi di fortuna e beni di prima necessità. Almeno 15 litri di acqua sono garantiti per persona al giorno, grazie a sistemi di filtraggio che purificano l’acqua del fiume. Latrine e docce sono state costruite su tutto il territorio, e attività di educazione sanitaria sono realizzate tutti i giorni per promuoverne il corretto utilizzo. Gruppi di donne e uomini si aggirano per i campi, armati di scope e rastrelli, per tenere pulito l’ambiente. Leader e donne delle comunità, sfollate e locali, s’incontrano settimanalmente per discutere i problemi e trovare soluzioni comuni.

Da un punto di vista sanitario, la zona di Mingkaman è fornita di quell’unica clinica non ancora del tutto funzionante che CCM supporta ormai da oltre un anno. In questi giorni la clinica è affollata. Ci sono donne e bambini in coda per le visite ambulatoriali; donne e bambini in coda per lo screening e il supporto nutrizionale; adulti e anziani in coda alla farmacia; bambini che aspettando di essere vaccinati e donne gravide che aspettano di essere visitate.

Ma la clinica di Mingkaman, che in genere offre servizi a sette-ottomila persone, non basta a rispondere ai bisogni di 74,000 sfollati. Diverse agenzie sono arrivate e hanno organizzato servizi ambulatoriali, nutrizionali e di degenza. A oggi sul territorio si contano due ospedali provvisori e almeno tre ambulatori, oltre alla clinica governativa supportata da CCM. I servizi vaccinali di routine sono stati rafforzati da servizi di vaccinazione di massa, per coprire il numero maggiore di persone possibile. In questo caos, il rischio di epidemia è altissimo e deve essere evitato… a tutti i costi! Due giorni fa è iniziata una campagna per la vaccinazione contro il colera, e già oltre 17,000 persone sono state vaccinate.

A una prima occhiata tutto sembra organizzato e funzionare a meraviglia. Sembra! Non è così. Le famiglie sono così sparse sul territorio che è difficile raggiungerle tutte. Donne e bambini sono confusi e non sanno dove accedere ai servizi di base. Le scuole dovrebbero cominciare a giorni, ma gli insegnanti sono scappati e le scuole usate come abitazioni o magazzini. E come se non bastasse, le piogge sono alle porte. Chi lavora in questa parte del paese sa che, quando comincia a piovere, quel nulla s’inonda, le strade diventano impraticabili e gli aiuti … ancora più difficili.

La comunità internazionale ha deciso di spostare gli sfollati in tre campi organizzati e ‘protetti’ dalle inondazioni, di là della strada e lontano dal Nilo, dove dovrebbe essere più facile erogare servizi essenziali e garantire che tutti possano accedervi facilmente. Un lavoro difficile e che richiede un coordinamento continuo.

La macchina dell’emergenza è avviata e vedendo tutto questo movimento mi sento in qualche modo sollevata. I problemi sono ancora tantissimi e, purtroppo, ancora troppi sfollati restano senza aiuti… ma in qualche modo, mi sembra che le cose si muovono.

Nel mezzo del caos, due bambini giocano con un aquilone … anche quello è di fortuna, un sacchetto di plastica bianco e nero e uno spago. Ma l’aquilone vola! Lo vedo come un segno di pace e speranza, per le migliaia di bambini, donne e uomini che hanno perso la loro casa e le loro famiglie in queste settimane di guerra.


22 gennaio 2014

Cari tutti,
su Bunagok si stanno muovendo molti soldati. Sono di passaggio e sono diretti a Khaltok. Abbiamo inoltre avuto notizia di scontri fra le due fazioni nella strada tra Minkgaman e Khaltok. Nei pressi di Khaltok , attraversato il fiume, si raggiunge Bor, Stato di Jonglei . I feriti sono numerosi.
Secondo le informazioni fornite da un operatore sanitario, sono sempre di più le armi in circolazione anche fra i civili. C'è il rischio che anche alcuni operatori sanitari impiegati nella struttura possano unirsi ai soldati.

Corrado Di Dio – capo progetto CCM a Bunagok

Cari tutti,
stanno arrivando aggiornamenti circa combattimenti in Awerial. La situazione a Khaltok è particolarmente tesa. Le autorità militari governative probabilmente si stanno muovendo lì con dei soldati. Pare che ci siano scontri anche a Yirol e che a Malek abbiano bruciato delle case. Le prossime ore sono decisive per comprendere i possibili sviluppi.
Noi avremmo dovuto mandare la macchina di Juba in Awerial e far venire qui la loro per alcune riparazioni, ma non abbiamo potuto farlo perché la strada non è sicura.
Sto provando a contattare il nostro staff di Mingkaman per sapere come è la situazione lì.

Elisabetta D'Agostino – rappresentante paese CCM


Dalla missione che il personale del CCM presente in Sud Sudan ha svolto nelle prime settimane di gennaio, un aggiornamento sull’emergenza umanitaria e in particolare sulla situazione sanitaria nella contea di Awerial, fortemente interessata dal flusso di sfollati in fuga dalle violenze. Lo staff del CCM che ha svolto tale monitoraggio era composto dalla rappresentante paese del CCM Elisabetta D’Agostino, Daniel Lai esperto sanitario,  John Paul Walwasa operatore sanitario nella contea di Awerial e Concepta Wafula, nutrizionista.

Scarica qui il documento.


Da Juba, sperando nel cessate il fuoco.

Il diario di Elisabetta D’Agostino, rappresentante Paese del CCM in Sud Sudan

20 gennaio 2014

In serata arriva la notizia che Salva Kir e Riek Machar abbiano trovato un accordo per il cessate il fuoco. Non ancora firmato, ma che si stia lavorando. A pranzo sul Nilo, con alcuni colleghi rientrati in città, ci chiediamo se la firma arriverà a breve e se davvero si smetterà  di combattere.

Fino ad una settimana fa, sulla strada tra Mingkaman e Juba, si incontravano camion pieni di ragazzi appena reclutati, diretti verso la capitale per un breve addestramento e poi spediti a Bor, a rafforzare le truppe governative. Dai camion li abbiamo sentiti cantare, festosi… entrare nel loro ruolo. Impossibile non chiedersi cosa ne sarebbe stato di loro, che possibilità avrebbero avuto, in quanti passeranno nelle prossime settimane o mesi a farsi curare all’ambulatorio CCM a Mingkaman o all’ospedale di Yirol, gestito dal CUAMM.

Le notizie di feriti, più o meno gravi arrivano quotidianamente. Per lo più soldati o combattenti, ma non solo. Di ritorno dall’ambulatorio CCM di Mingkaman, abbiamo riportato a casa - se casa si può definire un tappeto e qualche coperta sotto un albero- un bambino a cui era stata amputata la mano destra. Giocava con dei proiettili non esplosi. Aveva l’aria tranquilla, quasi di chi sa di essere stato fortunato ad aver perso solo una mano. Con noi c’erano anche una giovane mamma che aveva partorito il giorno prima una splendida bambina e la nonna.

Nell’ambulatorio c’era molta gente, anche se era ancora presto. Abbiamo salutato lo staff, dopo aver scaricato i farmaci e gli alimenti per i bambini malnutriti, che sono sempre molti. Peter, uno dei nostri infermieri, mi ha mostrato la pallottola estratta il giorno prima dalla gamba di un anziano soldato. Se ne stava lì, in piedi con le stampelle ed una gamba sola, ad aspettare di riavere in dietro la sua pallottola da mostrare al fratello ed agli amici.


 

Da Mingkaman ci scrive John Paul Walwasa, 35 anni ugandese, operatore sanitario del CCM.

13 gennaio 2014

"Dal 16 dicembre 2013 al 9 gennaio 2014, nel Centro di salute di Mingkaman gestito dal CCM abbiamo effettuato 641 visite ambulatoriali. Di queste, 369 erano a bambini sotto i 5 anni. Un numero di visite in aumento rispetto ai mesi scorsi in particolare per quanto riguarda gli under 5.

 Fra questi bambini, il dato più allarmante riguarda le infezioni intestinali: si è passati da una media mensile che si attestava attorno ai 60 casi ai 254 registrati in queste tre settimane. Infatti dei 369 bimbi sotto i 5 anni arrivati al Centro di salute di Mingkaman, ben il 65% era lì a causa della diarrea. 10 erano casi con grave disidratazione e 18 con un livello di disidratazione moderata. Purtroppo in queste tre settimane i decessi segnalati sono stati 9.

 E' grave la situazione anche per quanto riguarda i casi di malnutrizione: il numero di persone, in particolare di bambini sotto i 5 anni, con malnutrizione anche severa è elevato. I casi registrati in soli due giorni, l'8 e il 9 gennaio, sono stati così numerosi che abbiamo deciso di istituire immediatamente un centro per monitorare e curare i pazienti più a rischio.

 Tra gli adulti, numerosi i casi di traumi e fratture. 27 le persone visitate per ferite da arma da fuoco. Al Centro di salute di Mingkaman il primo caso di arma da fuoco è stato registrato il 19 dicembre 2013. Il 2014 è poi iniziato con un dato allarmante: solo nel primo giorno dell'anno sono stati ben 9 i pazienti visitati e curati per ferite di arma da fuoco, la maggior parte dei quali sono stati riferiti all'ospedale di Yirol dove è presente CUAMM.

 Di cosa c'è bisogno? Di tante cose ma in particolare di più personale, soprattutto infermieri, per dare una risposta il più possibile pronta ed efficace a queste tre emergenze: diarrea, malnutrizione, ferite da arma da fuoco."


 

Il viaggio da Juba a Mingkaman. Lì una folla infinita in fuga. Lo staff Sud Sudanese del CCM. 

Il diario di Elisabetta D'Agostino, rappresentante Paese del CCM in Sud Sudan

9 gennaio 2014

Quella di partire da Juba per la contea di Awerial è stata una decisione condivisa con tutto lo staff (io, Daniel, Teresa, Concepta). Era evidente la necessità di realizzare al più presto una missione per capire cosa stava succedendo nello Stato dei Laghi, quali erano le esigenze degli sfollati concentratisi sulla sponda del Nilo e cosa potevamo fare per dare il nostro contributo. Non posso negare, eravamo molto in apprensione. Inoltre, nelle due notti precedenti si erano sentiti degli spari in città e giravano voci che alcuni gruppi di ribelli si stessero dirigendo verso Juba.

Ma volevamo assolutamente partire e quindi siamo partiti. Dopo pochi chilometri da Juba abbiamo incontrato i primi convogli della Croce Rossa Internazionale; procedevano nella nostra stessa direzione, la cosa ci ha un po' tranquillizzati. In effetti la strada tra Juba e Mingkaman (Stato dei Laghi), è risultata molto più frequentata del solito, in entrambe le direzioni: verso Awerial, dove si trova la più alta concentrazione di sfollati dall'inizio del conflitto in Sud Sudan, i convogli delle agenzie umanitarie carichi di cibo e beni di prima necessità; verso Juba camion stracarichi di persone e cose (materassi e taniche di plastica per lo più) alla ricerca, probabilmente, di una sistemazione migliore in città.

Già alle porte di Mingkaman il quadro che ci si para davanti è quasi surreale. Come in un gigantesco ferragosto, ci sono persone accampate sotto ogni albero, stese su materassi o tappetini, intente a cucinare, portare acqua, dormire, lavarsi... in pratica sotto ogni albero una o più famiglie hanno ricreato la propria casa. I numeri oscillano tra gli 84.000 e i 120.000 sfollati, una folla infinita di gente che occupa ogni angolo di quello che prima era uno spazio assolato e vuoto.
Nell'ambulatorio di Mingkaman troviamo ad attenderci lo staff del CCM, che in questi giorni difficili è rimasto coraggiosamente al lavoro, garantendo senza sosta supporto medico e umano. Nell'ambulatorio anche gli operatori umanitari di MSF, intenti a organizzare il campo sanitario per l'emergenza.

Anche loro colpiti, come lo siamo noi stessi, dall'efficienza e dalla serietà dello staff Sud Sudanese del CCM. Hanno saputo farsi carico dell'emergenza e rispondere ai bisogni sanitari di una popolazione che di colpo è duplicata. Eppure a guardarli sono davvero poco più che ragazzi.

Le presenze nell'ambulatorio sono alte, ma considerato l'alto afflusso di sfollati dei giorni scorsi a Mingkaman ci aspettavamo un numero ancora maggiore. Segno che molti degli sfollati si stanno di nuovo spostando e che le loro condizioni sono ancora decenti. Qualche persona in più affolla il nuovo centro sanitario aperto da CCM e MSF, in cui lavora anche il personale dell'ambulatorio statale di Bor (Jonglei), migrato dall'altra parte del Nilo insieme alla popolazione.
Ci incontriamo con lo staff MSF per definire un piano di lavoro e decidere come gestire gli spazi e i bisogni. Il numero dei feriti in arrivo dal vicino Jonglei è ancora costante; il rischio di malnutrizione per i bambini più piccoli altissimo (in poche ore individuiamo diversi casi di SAM – Malnutrizione severe, alcuni dei quali con complicazioni tali da chiedere il trasferimento nell'ambulatorio CCM di Bunagok); ed è evidente che, vista l' assenza di servizi igienici oltre le latrine dell'ambulatorio, il rischio di un'epidemia di diarrea è altissimo, e le sue conseguenze, specie sui più fragili potrebbero essere devastanti.


Ad Awerial, zona dove dal 2005 il CCM lavora e gestisce i servizi di salute primaria, la popolazione è in pochi giorni raddoppiata: sono infatti oltre 84 mila gli sfollati in arrivo dallo Stato di Jongley, in fuga principalmente dalla città di Bor, teatro degli scontri più cruenti. Gli sfollati stanno cercando rifugio prevalentemente nei pressi del villaggio di Minkamman, dove il CCM gestisce con le autorità sanitarie locali il Centro pubblico di salute che garantisce visite ambulatoriali, diagnosi di laboratorio, brevi ricoveri, emergenze ostetriche e neonatali, assistenza pre e post natale, vaccinazioni. A queste attività si aggiunge "la clinica mobile", che raggiunge le comunità delle zone più remote con difficile accesso alle cure sanitarie.

Per sostenere le attività del CCM a favore della popolazione del Sud Sudan: C/C POSTALE N. 13404108 oppure C/C bancario IBAN IT 82 O Ø3359 Ø16ØØ 1ØØØØØØØ 1735 c/o Banca Prossima, causale Emergenza Sud Sudan, intestato a CCM – Comitato Collaborazione Medica.

Oppure tramite donazione on line.

Per saperne di più leggi il comunicato stampa


Il CCM è presente in Sud Sudan dal 1983. Nel complesso in Sud Sudan il CCM gestisce, oltre ad attività di medicina territoriale, una rete di strutture sanitarie di diverso livello, comprendenti vari ospedali, centri e unità di salute primaria, con particolare attenzione alla salute di donne e bambini. Le zone interessate dall'emergenza sono quelle dove il prof. Pino Meo, cofondatore del CCM mancato circa un anno fa, ha trascorso lunghi periodi della propria vita per aiutare la popolazione locale.