La nostra storia

Nel 1968 un gruppo di medici e studenti della Facoltà di Medicina e Chirurgia di Torino dà vita al CCM - Comitato Collaborazione Medica. Nel 1972 il CCM viene riconosciuto Organizzazione non governativa dal Ministero degli Affari Esteri.

Anni '70

In quegli anni partono le attività in Kenya: nel 1970 prende il via il primo programma di cooperazione presso l'ospedale rurale di Eldama Ravine. Segue, nel 1982 e nel 1984, l'avvio delle attività a supporto dell'ospedale rurale di Sololo e al Tabaka Hospital.


A partire dal 1978 il CCM organizza in Italia attività di formazione sulla Salute nei Paesi in via di sviluppo e sono numerose le pubblicazioni che i vari medici dedicano alla chirurgia povera (Chirurgia pratica, di G.Meo e F.Gallo; Chirurgia Tropicale e dei PVS, di V. Beltrami, S. Galvagno, G. Meo; A colour atlas of surgical cases in the Tropics, di S. Galvagno).

Anni '80

Negli anni '80 iniziano anche le attività in Etiopia e in Sudan. Nel 1982 parte il primo programma sanitario a Bushulo in Etiopia, mentre l'anno successivo prende il via nel sud del Sudan il percorso di formazione del personale locale presso l'Health Training Institute a Wau e Wad Medani. Nel 1988 sempre in Sudan il CCM è partner dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)nel Programma Regionale di eradicazione del "Verme di Guinea".

Anni '90

Gli anni '90 vedono il CCM proseguire il suo impegno nelle zone dove è già presente e realizzare programmi di controllo delle malattie sessualmente trasmissibili, della tubercolosi e di sostegno alle popolazioni nomadi in Sudan, nella regione somala dell’Etiopia e in Kenya.

Nel 1992 il CCM è la prima Ong a partecipare all’Operazione Lifeline Sudan delle Nazioni Unite, progetto di assistenza sanitaria ai bambini sotto i cinque anni. In Kenya il CCM realizza un programma specifico sulla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili presso le baraccopoli di Nirobi con il Nazareth Hospital.

Partono inoltre le attività in Burundi con particolare attenzione alla salute materna e infantile e in risposta alle necessità dei rifugiati burundesi nel campo profughi di Burenge in Rwuanda.

In Italia, a Torino, nel 1994 il CCM allestisce un ambulatorio rivolto alla popolazione migrante.

Dal 2000

Nel 2003 partono nella Regione Somala dell'Etiopia il progetto contro la pratica delle Mutilazioni Genitali Femminili, che vede la collaborazione con la Tv etiope Trust Gem e la realizzazione del film "Cutting Edge", e l'intervento integrato alimentare, sanitario e idrico a Cibitoke in Burundi.

Nel 2004 si avviano le attività in Somalia con il programma del "Global Fund to Fight Aids, Tubercolosis and Malaria", mentre nel 2005 partono le attività in Mali.

Nel 2005 a Torino si struttura il settore Educazione allo Sviluppo con l'obiettivo di entrare nelle scuole del Piemonte parlando di diritto alla salute e sensibilizzando sulla situazione africana. Nel 2006 si tiene la prima edizione del Corso di Medicina Tropicale per medici, infermieri e studenti.

Nel 2011 parte la Campagna quadriennale Sorrisi di madri africane che vede il CCM impegnato a raggiungere entro il 2015, anno di revisione degli Obiettivi del Millennio, dei risultati importanti: assistere durante la gravidanza e il parto 200.000 donne e curare e vaccinare 500.000 bambini. La Campagna ha anche lo scopo di sensibilizzare ragazzi delle scuole e opinione pubblica in generale di come sia necessario unire le proprie forze per raggiungere importanti obiettivi.

Nel 2015 si conclude la prima fase della campagna Sorrisi di madri africane e viene rilanciato l'impegno del CCM a formare sempre più operatori sanitari e a garantire cure e assistenza a sempre più mamme e bambini. I nuovi obiettivi della seconda fase di Sorrisi di madri africane 2016 -2020 sono: formare 2.700 operatori sanitari, assistere 170.000 donne durante la gravidanza e al momento del parto, garantire cure e vaccinazioni a 780.000 bambini. 

Nel 2016 si rafforza l'impegno in Italia, con attività di Educazione alla cittadinanza mondiali, progetti e azioni di informazione, formazione e inclusione delle fasce più vulnerabili della cittadinanza e programmi di formazione multiculturale per gli operatori  sanitari che sempre più spesso hanno pazienti di origini e culture differenti, oltre all'ormai consolidato Corso di salute globale e agli annuali convegni scientifici.