Tra gli anni ‘80 e ‘90 Silvio ed io lavoravamo in Kenya presso l’ospedale missionario di Sololo. Lì abbiamo conosciuto un piccolo gruppo di medici pilota. Erano i primi Flying Doctors, diventati poi una leggenda in Africa!

Con i loro Piper volavano circa una volta al mese alla volta del nostro ospedale. Partivano dal Wilson Airport di Nairobi, atterravano spericolatamente sulla pista accanto all’ospedale, dopo un giro rasoterra per spaventare mucche, capre e cammelli che vi passeggiavano tranquilli. Pantaloni di tela blu consumati e casacca azzurra da pilota, portavano medicine, esiti di biopsie ed esami inviati in capitale, notizie dal mondo con un giornale magari del giorno prima, qualche manciata di verdura fresca che suddividevano fra le varie fermate in programma nel loro giro al nord del paese. I loro Piper riuscivano ad arrivare in zone inaccessibili in auto e raggiungibili solo con molti giorni di cammino.

Dopo il giro in ospedale e la discussione insieme dei casi più impegnativi, solitamente si fermavano con noi per la cena. Le nostre serate in compagnia dei Flying Doctors terminavano immancabilmente con un sigaro, un caffè e animate discussioni su sanità o politica. La mattina successiva ripartivano presto. A volte ci invitavano a seguirli, nel giro dei dispensari e centri di salute ai confini con Etiopia, Somalia e Sudan. Qui spesso si visitava all’ombra del Piper: controlli, consulti, piccoli interventi. A volte caricavamo qualche malato che necessitava di essere trasportato e curato nella capitale. Erano giornate intense, faticose, senza sosta. Ma la sera, se eravamo fortunati, ci fermavamo alla missione di Loyongalani, in territorio Turkana, dove una piscina formata da acqua calda spontanea ci rinfrancava.

In quegli anni abbiamo avuto la fortuna di conoscere e ospitare a Sololo anche Michael Wood, distinto baronetto inglese e ottimo chirurgo, anch’ egli pilota, che fondò Amref insieme agli altri medici volanti. Sia noi medici volontari torinesi che avevamo dato vita al CCM, che i medici volanti Amref, praticavamo una medicina “povera”, adatta a quelle situazioni, cercando di portare aiuto nei luoghi più inaccessibili, sperduti e dimenticati.  Volevamo raggiungere anche la persona più lontana e in difficoltà, quella che per un motivo o per l’altro non riusciva ad arrivare al dispensario o all’ospedale per ricevere le cure. Ed Amref inventò e ci insegnò l’”Outreach program”: una volta al mese specialisti chirurghi, oculisti, dentisti, tutti estremamente competenti e alcuni di grande fama, si spostavano nelle zone più remote e visitavano e operavano i pazienti che confluivano dai vari villaggi vicini. Grazie a un ponte radio che collegava anche le postazioni più periferiche e al passaparola dei capi villaggio, le comunità venivano avvisate.  Donne, uomini e bambini arrivavano in gran numero, l’attesa durava ore e ore, sotto il sole… ma veniva sempre premiata: nessun medico si fermava prima di aver visitato fino all’ultimo paziente.

Erano giorni impegnativi, ma anche di grande incontro con le comunità e un ottimo aiuto formativo e di aggiornamento per i medici locali, che partecipavano sempre vivendo questi momenti come occasioni di scambio, crescita e gratificazione.

Abbiamo un bellissimo ricordo di quegli anni, ricchi di incontri, dove abbiamo imparato moltissimo e pensiamo davvero che anche oggi questo modo di fare medicina sia la soluzione per quei paesi.

L’idea di farlo nuovamente insieme, con coloro che hanno fatto con noi i primi passi per il diritto alla salute universale, uniti ancora oggi dagli stessi valori di rispetto e di parità, alla ricerca di un’Africa che veda crescere i proprio operatori sanitari, ci fa vivere la nascita della nuova Fondazione Amref CCM come un momento altrettanto indimenticabile.

Continuiamo insieme, ancora più determinati, per rendere universale il diritto alla salute.

            Teresa e Silvio Galvagno – soci fondatori del Comitato Collaborazione Medica CCM