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La
situazione sanitaria è caratterizzata in parte da problemi
comuni ai paesi vicini, dall'altra dagli effetti del conflitto
iniziato nel 1993, acuiti dall'embargo del 1996. Il
conflitto ha provocato 200.000 morti e lo spostamento di oltre
un milione di persone, con una maggioranza di donne e bambini,
resi particolarmente vulnerabili a malattie quali la malnutrizione
e l'AIDS dalle condizioni igieniche dei campi profughi. Il sistema
sanitario ha subito una caduta delle prestazioni per la distruzione
di infrastrutture e soprattutto per l'abbandono per motivi di
insicurezza di personale qualificato. In tale contesto, la situazione
epidemiologica si è gravemente deteriorata ed anche nell'ambito
delle malattie endemiche si osserva un incremento della morbilità
negli anni successivi al conflitto.
La malaria occupa il primo posto fra le cause di malattia e di
morte ed è divenuta endemica anche in aree di altipiano
che ne erano indenni prima del conflitto.
L'epidemia di HIV/AIDS , già allarmante prima della crisi,
ha ora dimensioni catastrofiche. L'AIDS è diventata in
Burundi la prima causa di morte dell'adulto ed una causa importante
di mortalità infantile.
La situazione nutrizionale è gravata dalla riduzione della
produzione agricola sia come conseguenza diretta del conflitto
che in seguito ad annate di relativa siccità: il tasso
medio globale di malnutrizione acuta è dell'11%, il tasso
di malnutrizione grave è del 2.5% con picchi fino a 4.5%
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